Come soddisfare la “fame” dei cereali autunno vernini

Come soddisfare la “fame” dei cereali autunno vernini

La concimazione dei cereali autunno-vernini non si può generalizzare, perché dipende da una serie di aspetti tra cui le caratteristiche del terreno e l’avvicendamento colturale. Alcune regole generali, però, ci sono e valgono per tutti: non sprecare prodotto e rispettare i bisogni fisiologici della coltura. Ecco come fare.

Partiamo da una certezza: non è ovviamente possibile indicare, in termini generali, la quantità di fertilizzante da apportare negli appezzamenti destinati a Come soddisfare la “fame” dei cereali autunno verniniospitare i cereali autunno-vernini quali orzo e frumento: occorre infatti ragionare caso per caso e soprattutto occorre predisporre un piano di concimazione specifico, che tenga conto delle caratteristiche chimico-fisiche del suolo, dell’avvicendamento colturale, delle concimazioni eseguite negli anni precedenti. Possono però essere date delle indicazioni di massima valide un po’ per tutti, che permettano di non incidere negativamente sul bilancio economico dell’azienda e sull’impatto ambientale. Sprecare prodotto, infatti, non ha nessun senso sia dal punto di vista della sostenibilità ambientale, sia dal punto di vista della sostenibilità economica. Un altro punto saldo è che in molte aree rurali italiane, nel caso dei cereali autunno-vernini, è in genere possibile evitare le concimazioni fosfatiche e potassiche: è infatti noto che la concimazione organica determini spesso apporti di questi due elementi, tali da coprire i fabbisogni delle colture. Pertanto, questo tipo di concimazione dovrà effettuata solo nel caso di una carenza accertata. Per quanto riguarda l’azoto, invece, non è consigliabile impiegare – ma si stanno dando numeri che valgono in generale, e non nei casi specifici – dosi superiori a 70 kg/ha per il frumento e a 50 kg/ha per l’orzo. Se poi il terreno ha un buon tenore di sostanza organica – e cioè, come recitano i sacri testi, >2% – queste dosi possono essere ulteriormente ridotte dal 30 al 50 per cento. Non si dimentichi, infatti, che l’eccesso di azoto può favorire l’allettamento dei cereali e può determinare condizioni favorevoli per la comparsa di alcune patologie.

Letame si, ma con cautela
Un’altra considerazione valida per tutti: il letame contribuisce ad apportare azoto al terreno e pertanto, nel calcolo dell’azoto disponibile, bisognerà tenerne Come soddisfare la “fame” dei cereali autunno verniniconto. È difficile però prevedere quanto azoto sarà reso utilizzabile per la coltura nel corso del primo anno successivo alla letamazione: questo valore dipende dalle caratteristiche del letame, dalla sua maturazione, dalla frequenza degli apporti di sostanza organica, dalle caratteristiche del suolo. Orientativamente si può affermare che, se vengono utilizzati 400 q/ha di letame, viene messa a disposizione del cereale una quantità di azoto compresa tra 20 e 120 kg/ha; i valori più alti si riscontrano nei terreni sciolti, in quelli dove gli apporti di sostanza organica sono regolari e quando viene utilizzato letame fresco. Detto questo, una fertilizzazione con quantità di letame di circa 400 q/ha è di norma sufficiente a garantire una produzione ottimale, però non si deve dimenticare che se il cereale segue la medica, il terreno avrà già una ricca dotazione di azoto, spesso sufficiente a coprire tutti i fabbisogni del cereale e pertanto, dopo la rottura di un medicaio non ancora degenerato, è in generale possibile ridurre in modo consistente le dosi di letame e/o fertilizzanti destinati alle colture cerealicole.

Se il prodotto è commerciale
Nel caso in cui in azienda non sia disponibile il letame, sarà necessario impiegare fertilizzanti e concimi organici azotati commerciali. Nella scelta del concime, tra le altre variabili, si dovranno considerare la velocità di rilascio dell’azoto e il suo costo per unità. Anche in questo caso valgono alcune regole generali, da verificare nei casi specifici: se lo scopo è fornire velocemente dell’azoto alla coltura, allora è meglio evitare concimi costituiti da materiali che cedono tale elemento lentamente (crini, pennone, cornunghia) e utilizzare prodotti che lo rilascino più rapidamente (polline, cuoio torrefatto, borlande, sangue, farina di carne).

C’è poi chi ha naso
Per capire se l’azoto è rapidamente disponibile, si dice che sia sufficiente annusare il prodotto; un concime che presenta un odore forte e pungente è a rilascio rapido, mentre se l’odore che prevale è quello di terriccio, il concime è compostato e fornisce quindi una sostanza organica ricca di humus, ma a lento rilascio. Ovviamente, per poter essere certi del prodotto che si sta scegliendo “a naso”, occorre avere un po’ di esperienza. In caso contrario, meglio Schermata 12-2457358 alle 16.12.53farsi consigliare da chi è più esperto.

Erpice: avanti tutta
Se le condizioni climatiche e pedologiche sono favorevoli, via libera all’utilizzo dell’erpice a fine inverno. I vantaggi che ne deriveranno sono almeno due: il controllo delle infestanti e l’attivazione dei processi di mineralizzazione della sostanza organica. In questo modo l’azoto sarà a disposizione del cereale in un momento molto importante del suo sviluppo. In buone condizioni di fertilità – dicono gli esperti – questa operazione può sostituire la concimazione di copertura.

Tu dimmi…quando, quando
Individuare il momento corretto per effettuare la concimazione azotata non è facile. Per aiutare la coltura alla ripresa primaverile, per esempio, si può concimare in corrispondenza delle ultime gelate, ma questo è vero soprattutto in annate particolarmente piovose o in terreni particolarmente pesanti e umidi. Ci sono poi altri aspetti da considerare. Occhio, per esempio, alle “zone vulnerabili all’inquinamento da nitrati”, perché in questo caso occorre rispettare la data stabilita per iniziare a effettuare gli apporti di azoto. In generale, per stabilire le tempistiche di un’efficace concimazione, si ricorre alla tecnica della concimazione frazionata, ossia la più versatile e adattabile alle esigenze della coltura, ai differenti tipi di suolo, alla fertilità residua e all’andamento climatico. Frazionare consente di adeguare l’apporto di azoto al comportamento della pianta in campo e alla sua fisiologia, tuttavia interpretare lo stato di salute, lo sviluppo, la risposta agli stress o alle carenze non è cosi semplice, perché il comportamento della varietà seminata nei confronti degli stress biotici e abiotici, la resistenza agli allettamenti, la natura del suolo, la precessione colturale e molti altri fattori interagiscono in una dinamica complessa e non standardizzabile. In ogni caso, la tecnica del frazionamento prevede un primo intervento in accestimento; una seconda dose dovrebbe essere data nel momento della levata, ma stando attenti alla dose, perché se si eccede in questa fase, si possono provocare pericolosi allettamenti. L’ultimo intervento (spesso si tratta di un intervento correttivo) è invece da programmare per la fase di fioritura. In questa fase sarà la granella a beneficiare dell’azoto e l’apporto (se equilibrato) non indurrà fenomeni di allettamento.

Se il cereale è bio
Tra gli obiettivi dell’agricoltura biologica vi è quello di preservare e migliorare la fertilità fisica, chimica e biologica del suolo, ricorrendo a una serie di tecniche agronomiche tra cui la letamazione, il sovescio e il compostaggio, tutte volte ad arricchire la frazione organica del terreno. Detto questo, anche in agricoltura bio sarà molte volte necessario apportare fertilizzanti al terreno, avendo ovviamente cura di rispettare le regole imposte dai disciplinari sulle colture biologiche. Quanto alla tipologia di fertilizzanti consentiti, la disciplina normativa (Reg. CEE 2092/91 e successive modificazioni) detta regole rigorose. I fertilizzanti minerali permessi sono un numero limitato, e tra essi vi sono le scorie Thomas. Per i fertilizzanti organici, invece, deve essere nota la provenienza dei materiali che li compongono. In generale i fertilizzanti organici ammessi nell’allegato IIA del Reg. Cee 2092/91 e Reg. 1488/97 e nella Circolare Ministeriale n. 8 del 1999, hanno lunghi tempi di rilascio dei nutrienti, specie se le temperature sono basse; ciò comporta l’interramento dei Come soddisfare la “fame” dei cereali autunno verniniconcimi in presemina in modo tale che siano disponibili durante la fase di levata della pianta. Solo alcuni concimi o ammendanti organici, come quelli a base di pollina o di borlanda, sono caratterizzati dal rilascio medio rapido, per cui possono essere utilizzati eventualmente anche in copertura, a fine inverno, con interramento superficiale. Si ricorda che dovrebbero essere utilizzati solo fertilizzanti organici certificati da un Organismo di Controllo e Certificazione: in etichetta o sul sacco deve comparire il marchio dell’Organismo e la scritta “Conforme al Reg. CEE 2092/91”. In realtà possono essere utilizzati anche altri fertilizzanti, ma il produttore deve dare adeguate assicurazioni circa la conformità del prodotto rispetto a quanto previsto dalle disposizioni del Regolamento comunitario. Una dichiarazione simile è necessaria anche per impiegare il letame proveniente dalle aziende vicine; inutile dire che il letame non può in ogni caso provenire da allevamenti intensivi.

Con questi non si sbaglia
Il concime azotato più utilizzato e più indicato per i cereali a paglia è il Nitrato Ammonico (NH4NO3), il sale dell’ammoniaca con l’acido nitrico. Tale sale reagisce endotermicamente con l’acqua, e si presta a essere il fertilizzante ottimale per una serie di motivi: l’azoto nitrico ha pronto effetto ed è subito disponibile per l’assorbimento della coltura; l’azoto ammoniacale ha più lenta assimilazione, il che costituisce una riserva nel suolo più duratura nel tempo. Questo concime è ideale per la tecnica della concimazione frazionata (2-3 interventi), poiché può essere applicato e immediatamente assimilato in corrispondenza delle fasi di maggiore esigenza di azoto da parte della coltura.

Come soddisfare la “fame” dei cereali autunno verniniQuanto concimare
Il tema delle quantità da distribuire è probabilmente il più complesso. In linea teorica, per il frumento, una regola valida è la seguente: per ogni tonnellata di produzione attesa l’assorbimento di azoto (dose di asportazione) è variabile tra i 25 e i 30 chilogrammi. Se ci si basa su questo principio, quindi, nell’ipotesi di produrre 8 ton/ha,  la coltura necessiterà da un minimo di 200 unità a un massimo di 240 ad ettaro (dose di asportazione). Ma, come si è già ricordato, sono tutte regole che valgono in termini generali. Per esempio, questa, vale si per il bilancio totale della dose da distribuire, ma non tiene conto che l’apporto complessivo deve essere frazionato in più volte e quindi occorre anche valutare quanto azoto apportare per ciascun intervento. Ed ecco quindi altri principi (generali!): fino all’accestimento la pianta assorbe un quarto del totale assorbibile, completando i rimanenti tre quarti a partire dalla fase di fine accestimento-inizio levata. Ma anche questa regola – da sola – non è sufficiente. Vi sono infatti altre variabili  che determinano fattori correttivi verso l’aumento o la diminuzione della dose. Senza la pretesa di essere esaustivi, eccone alcuni: la tipologia di suolo; la successione colturale; la mineralizzazione della sostanza organica; l’interramento o l’asportazione dei residui della coltura precedente; le temperature medie stagionali e i picchi minimi, responsabili dei danni da gelo; la piovosità (tanta pioggia dilava il terreno, ma è altrettanto vero che la pioggia contiene una quantità di azoto; il coefficiente di utilizzazione del fertilizzante, che varia a seconda della fase fenologica; la sensibilità varietale all’allettamento; l’indice di accestimento; la dose di semina. In sintesi e soprattutto in linea generale, vale un’altra regola: un grano può necessitare di apporti di azoto variabili tra 130 e 180 unità (kg/ha) e il frazionamento può essere strutturato in tre fasi. Al primo intervento il 35-40% della dose totale (siamo nel periodo dell’accestimento); nel secondo intervento il 45-50% della dose totale (siamo nel periodo della levata); al terzo intervento, il 15% della dose totale (siamo nella fase della foglia bandiera, fioritura).