Sovescio post risaia: why not?

Sovescio post risaia: why not?

A fine aprile inizio maggio si inizieranno a seminare le risaie. E se dopo la raccolta del riso si procedesse con una coltura da sovescio? L’idea è buona ed è anche premiata dai PSR. Occhio però alle tempistiche e ai costi di produzione 

Di Laura Parlander 

Partiamo dal calendario di semina. Tra pochi giorni, diciamo a fine aprile inizio maggio, i risicoltori provvederanno alla semina delle risaie. E, sperando in una stagione propizia, attenderanno la fine di settembre, magari inizio ottobre, per entrare in campo e raccogliere. Subito dopo, in attesa della semina successiva, perché non puntare sul sovescio? D’altro canto, se si vuole racimolare il più possibile dalla PAC, e si vogliono al contempo conservare terreni in buono stato, è risaiabene non lasciare nessuna strada intentata. È sufficiente uno sguardo ai PSR delle regioni maggiormente vocate alla risicolturaPiemonte e Lombardia, naturalmente – ed è subito chiaro: la misura 10.1.1 del PSR piemontese inerente la produzione integrata, chiede esplicitamente – come impegno aggiuntivo – un erbaio autunno-vernino da sovescio. Volgendo lo sguardo al PSR lombardo, alla misura 10.1.01 inerente le produzioni agricole integrate, la solfa, nella pratica, non cambia: l’impegno accessorio prevede la realizzazione di una cover crop autunno-vernina con leguminose anche in consociazione. Se poi, sempre sui suddetti PSR, si va a leggere nel dettaglio quanto richiesto in tema di biodiversità nelle risaie, alla misura 10.1.2 del PSR piemontese viene richiesta, senza mezzi termini, la coltivazione di un erbaio da sovescio autunno-vernino, mentre il PSR lombardo ripropone (ma questa volta la misura è la 10.1.03) la realizzazione di una cover crop autunno-vernina con leguminose anche in consociazione. Dunque l’idea di apprestarsi, in post raccolta del riso, a procedere con la semina di una sovesciata è tutt’altro che balzana anche perché, come si diceva, gli impegni vengono finanziati con 180 euro per ciascuna misura fin qui menzionata. Naturalmente, però, uno sguardo attento deve essere mantenuto sulle tempistiche e sui costi: una volta raccolto il riso, occorrerà fare presto, e pertanto la coltura da sovescio verrà seminata a spaglio su stoppia, difficilmente si procederà con un’erpicatura del terreno. La coltura da sovescio resterà in campo fino ad aprile e quindi verrà distrutta, eventualmente procedendo con un’aratura leggera che permetta di interrare al meglio i residui colturali. Alcune riflessioni dovranno essere fatte, caso per caso, stagione per stagione, circa la modalità della semina del riso in post sovescio: meglio in asciutta, oppure in sommissione? La valutazione dipenderà da una serie di fattori, tra cui le temperature stagionali (la stagione è calda o è fredda?) e circa la tipologia di coltura che è stata sovesciata. Le specie che danno i migliori risultati appartengono alle leguminose, in virtù della capacità di tali piante di fissare l’azoto atmosferico nel suolo attraverso la simbiosi a livello radicale con batteri del genere Rizobium. Stando alle sperimentazioni in atto, tra le leguminose, la veccia (Vicia villosa) sembra essere la specie più rustica e adattabile alle condizioni di risaia. È comunque fondamentale ridurre o, ancora meglio, eliminare il ristagno idrico, anche se la veccia si è in grado di superare anche dei limitati periodi di sommersione, fatali invece per il colza o il trifoglio. Le ricadute positive di questa successione sono facilmente intuibili: si risparmia concime (il riso utilizza molto bene l’azoto messo a disposizione dal sovescio) e migliora la fertilità del suolo. Se poi si tenta l’ambiziosa strada della coltivazione del riso biologico, allora questa successione è un passaggio obbligato.

sovescio post risicoltura
La risaia è un ambiente ostile e spesso è necessario considerare anche le condizioni invernali di ristagno idrico e scegliere di conseguenza la coltivazione da sovescio. La semina su sodo può essere anche l’unico intervento da effettuare per la semina su sovescio.

Il sovescio e i suoi tanti perché

sovescio cos'èLa tecnica del sovescio, cioè la semina di una coltura intercalare da interrare prima della semina della coltura principale allo scopo di mantenere o migliorare la fertilità dei suoli, è una delle più antiche pratiche agronomiche. Eppure, per anni è stata accantonata se non addirittura dimenticata, perché, si diceva, si sostengono costi per allevare una coltura che poi verrà distrutta. Complici le misure agro-ambientali, il sovescio da qualche anno è tornato alla ribalta. D’altro canto, conti alla mano, si scopre che  i costi dalla concimazione con fertilizzanti di sintesi (il prezzo dell’urea è aumentato del 20 per cento negli ultima 5 anni) è decisamente più alto rispetto ai costi di produzione di una coltura destinata al sovescio. A questo si aggiungano i premi: anche gli agricoltori meno sensibili dal punto di vista ambientale, anche i più dubbiosi circa l’antica pratica agronomica, si stanno ricredendo: sovesciare fa bene al portafoglio e pure all’ambiente.