Prestiti in agricoltura… segui l’indice

Prestiti in agricoltura… segui l’indice

Se un’impresa sceglie di ricorrere a prestiti in agricoltura per avviare una nuova attività, non basta che la nuova iniziativa sia economicamente profittevole: deve mettere a disposizione anche le risorse liquide necessarie a far fronte alla restituzione del finanziamento. La Index Analysis e lo studio del cash flow forniscono importanti  indicazioni sui flussi di denaro generati dall’investimento.

di Fabio Manzini

Un’impresa agricola può avere necessità di ampliarsi, aggiungendo un nuova attività o un nuovo ramo d’azienda. Abbiamo visto che lo strumento che permette di capire se convenga farlo oppure no è la Break Even Analysis. Se si ricorre ad un finanziamento esterno e a prestiti in agricoltura, è fondamentale anche comprendere se si sarà in grado di far fronte, da subito, a tutte le rate di estinzione del prestito. L’esempio classico è quello del mutuo agrario ipotecario ottenuto per l’acquisto di un nuovo terreno o per lavori di ampliamento e ammodernamento: in caso di mancato saldo di più rate (mensili o semestrali), la banca eserciterà l’ipoteca, espropriando il bene gravato. L’analisi dei flussi di cassa e l’impiego di alcuni semplici indici patrimoniali (Index Analysis) per studiare la nuova attività, aiutano nel valutare la capacità futura dell’impresa a far fronte ai propri impegni finanziari.

Analisi con gli appositi indici per la valutazione dei prestiti in agricoltura

Per scoprire se un’attività garantirà flussi finanziari sufficienti a coprire le rate dei prestiti ottenuti per avviarla, occorre, preliminarmente, eseguire un’analisi basata su appositi indici. Il lavoro di riconoscimento dei costi variabili e di individuazione di affidabili criteri d’imputazione di quelli fissi, già svolto in sede di Break Even Analysis, agevola l’operazione preliminare dell’Index Analysis: la determinazione del risultato operativo. Esso non è altro che la differenza fra valore della produzione (ossia i ricavi di vendita e proventi diversi relativi all’attività in oggetto) e i costi della produzione (ovvero i costi variabili di produzione e quelli fissi imputati indirettamente al processo produttivo). La prima cosa da considerare è il tasso di rendimento del capitale investito (detto anche ROI, da Return On Investments), ossia il rapporto tra il risultato operativo ed il totale degli impieghi. Gli impieghi sono le attività patrimoniali (immobilizzazioni e attivo circolante), cioè l’insieme degli investimenti. Un ROI maggiore di 1 indica che l’investimento effettuato ha un rendimento maggiore del costo percentuale medio del capitale di finanziamento preso a prestito. Ovviamente un risultato pari ad 1 rappresenta l’uguaglianza fra rendimenti e costi, mentre un risultato inferiore ad 1 è sintomo di un cattivo investimento. Un altro fattore da considerare è quale sia la quota di investimento finanziata con capitale preso a prestito: l’indicazione è fornita da rapporto percentuale tra il capitale di terzi ed il totale dei finanziamenti. Naturalmente più il rapporto è basso, più la nuova attività sarà indipendente sotto il profilo finanziario. Il rapporto tra disponibilità liquide e debiti a breve termine esprime, invece, la capacità di far fronte ai debiti a breve termine utilizzando le disponibilità liquide: un risultato vicino a 2 è soddisfacente, mentre un valore minore di 1 indica gravi squilibri. Anche prevedere la giacenza media delle scorte di magazzino di un determinato prodotto è importante per non trovarsi con capitali immobilizzati per troppo tempo. Il rapporto tra i ricavi delle vendite e le rimanenze di magazzino indica il numero di volte in cui il magazzino si rinnova in un determinato periodo. Naturalmente più basso è il rapporto, maggiore è la rotazione delle scorte.

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I flussi di cassa

La Index Analysis ci fornisce utili indicazioni, ma, per un’accurata stima della solvibilità, deve essere integrata con lo studio dei flussi di cassa: cash flow. Per flusso di cassa s’intende la variazione subita dalla liquidità per effetto della gestione aziendale in un determinato periodo di tempo. Essendo, in pratica, la differenza fa la liquidità di fine periodo e quella iniziale, esprime un concetto dinamico, che fa riferimento alle variazioni nel tempo di un elemento  patrimoniale. Preliminarmente è necessario distinguere tra componenti di reddito monetari e non monetari. I componenti monetari di reddito, a differenza di quelli non monetari, sono rappresentai da costi e ricavi misurati da variazioni di liquidità o nei debiti e crediti a breve termine. Ne sono esempi i ricavi delle vendite dei prodotti, gli interessi attivi, i costi d’acquisto delle materie prime, gli affitti e gli interessi passivi. L’esistenza di costi e ricavi non monetari fa si che il risultato economico non coincida con l’importo del flusso di risorse finanziarie generate dalla gestione reddituale: per calcolare quest’ultimo occorre considerare solo i componenti monetari di reddito. Il flusso di cassa operativo, ossia quello generato dalla gestione caratteristica (l’attività tipica dell’azienda), è un utile strumento di scelta e valutazione degli investimenti che abbiano per oggetto nuove iniziative. Esso scaturisce dalla formula: (ricavi di competenza + variazione dei crediti commerciali) – (costi di competenza + variazione delle rimanenze – variazione dei debiti commerciali) ± altri flussi operativi. Un flusso di cassa positivo, indica che l’attività prescelta genera sufficienti risorse per far fronte al capitale di finanziamento preso a prestito; viceversa cash flow negativo segnala che l’investimento assorbe liquidità anziché generarla. Nella determinazione del flusso di cassa, oltre ai costi ed ai ricavi monetari, assumono grande importanza anche componenti come i debiti, i crediti e le rimanenze. La possibilità di sottoscrivere contratti con fornitori che prevedano pagamenti più dilazionati possibile, la capacità d’incassare il più rapidamente possibile dai clienti i corrispettivi della vendite e una rapida rotazione del magazzino sono fattori che influenzano positivamente i flussi di cassa. Una volta definita nei dettagli con la Break Even Analysis, la  profittabilità di una nuova iniziativa, se si decide di utilizzare da un prestito per avviarla, bisogna anche verificarne la capacità di garantire la solvibilità finanziaria.  Per farlo è necessario ricorrere all’Index analysis, (scegliendo accuratamente gli indici che fanno al caso) e allo studio dei flussi di cassa.

Nella tabella sottostante riassumiamo dunque i capisaldi dell’analisi della solvibilità.

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