Macchine agricole usate: il settore non conosce crisi!

Macchine agricole usate: il settore non conosce crisi!

Se è vero che quello dell’usato delle macchine agricole usate resta un mercato da decifrare e interpretare, alcune chiavi di lettura arrivano da un’indagine condotta da FederUnacoma

macchine agricole usate

Una cosa è certa: il mercato delle macchine agricole usate… tira

Andiamo subito al sodo: nel 2016, a fronte di 18.341 trattrici nuove, il mercato nazionale ha assorbito 27.946 trattrici usate. I dati sono di FederUnacoma e suggeriscono una riflessione importante: lo scorso anno, in Italia, il mercato del vecchio è andato decisamente meglio rispetto a quello del nuovo. Nonostante – dicono – la crisi sia alle spalle. Nonostante – asseriscono – la stretta creditizia degli istituti di credito sia oggi decisamente più lassa. E allora, da dove arrivano questi numeri? In primo luogo, va detto, sono numeri legati soprattutto alle basse potenze: sopra i 75 kW, si continua a preferire (sono i contoterzisti a farlo!) il nuovo. Ma se questa può  sembrare una buona notizia, va anche ricordato – come un Mantra che non conosce crisi – che obsolescenza fa rima con scarsa sicurezza e con tutto quello che ne deriva: operatori in pericolo, ambiente messo a dura prova, efficienza e produttività trattore usato mercato prezziaziendale compromesse. Ma torniamo ai numeri dell’indagine perché, se ben analizzati, fanno emergere almeno due aspetti. Prima però di entrare nel merito, una domanda sorge spontanea: essendo il mercato dell’usato così difficile da rilevare, da dove arrivano queste cifre? La fonte è attendibile: il numero di vendite delle trattrici d’antan (l’età media è di poco inferiore ai 20 anni!) deriva dall’analisi dei passaggi di proprietà registrati presso il Ministero dei Trasporti. Il che significa che l’universo dell’usato non sarà del tutto rappresentato da questi numeri – stiamone certi, qualcosa è sfuggito – ma di sicuro si tratta di numeri attendibili. Tornando alle riflessioni congiunte a questi dati, innanzitutto emerge un aspetto: se l’usato viene acquistato, è perché le aziende agricole necessitano di un potenziamento del parco macchine. E se di potenziamento non vogliamo parlare, il dato risulta ancora più inquietante: se la mission aziendale è quella di rinnovare il parco macchine, e se questa operazione viene fatta acquistando macchine vecchie, beh… allora siamo messi davvero male. Ma non possiamo generalizzare. Perché l’analisi puntuale di questi dati, fa emergere un altro aspetto: la quota delle macchine specializzate – leggi trattori e attrezzature da frutteto, leggi vigneto, ossia i settori di punta dell’agricoltura italiana – è molto più consistente fra le macchine nuove. Nel 2016 le specializzate hanno rappresentato il 37 per cento del totale delle nuove immatricolazioni (6.794 unità su 18.341, dice Unacoma), mentre quelle nuove hanno coperto un risicato 15 per cento dell’usato (4.190, rispetto alle 27.945 complessive). Dunque, tirando le somme, se nel mercato dell’usato a essere poco richieste sono le alte potenze – e ci mancherebbe che non fosse così, vorrebbe dire che il contoterzista è in crisi nera – e se nei frutteti e nei vigneti i rottami non entrano, allora chi fomenta l’acquisto dei pezzi d’antiquariato? A dirlo sarà l’indagine ancora in corso di FederUnacoma, ossia un’indagine tesa a valutare, a ritroso, i volumi di vendita registrati nel corso degli anni precedenti. Di fatto una serie storica del mercato dell’usato che permetterà di comparare il trend del nuovo, con quello del vecchio. Una volta definita e completata, l’indagine spiegherà (anche) se il mercato dell’usato è calato (oppure è cresciuto) in proporzione diretta (o indiretta) con quello del nuovo.

In altre parole: l’usato ha compensato il nuovo negli anni di crisi, oppure ha subito anch’esso un arresto forzato?

Poco importa – forse – ma si tratta di un trend che in qualche modo deve essere colto, analizzato e, forse, contrastato. Altrimenti, come ha fatto notare il presidente uscente di FederUnacoma, l’attuazione di procedure quali quella della revisione dei mezzi non saranno mai possibili, perché gli operatori che nascondono nei propri capannoni vecchi rottami, saranno sempre e comunque restii. E, purtroppo, ciò significa che l’innovazione tecnologica (spintissima!) dei nostri giorni non verrà capita, non verrà sfruttata e – chissà – potrebbe anche subire una battuta d’arresto. E con essa, in parallelo, anche la sicurezza, l’efficienza, la produttività nelle campagne.

di Laura Parlander