Agricoltura sociale, e se convenisse davvero?

Agricoltura sociale, e se convenisse davvero?

L’ agricoltura sociale, quella per l’inclusione e contro l’emarginazione è disciplinata da una legge che pone le basi per la collaborazione proficua tra imprenditori agricoli e cooperative sociali. E l’UE sovvenziona questo circolo virtuoso. Vediamo come

di Fabio Manzini

agricoltura per bambiniL’Italia, con oltre tremila progetti e pratiche di agricoltura sociale, si colloca ai primi posti in Europa. Questo significa che sono molte le aziende che hanno già avviato un nuovo modo di intendere l’attività agricola, offrendo servizi assistenziali e occupazione a soggetti deboli (disoccupati, portatori di handicap, ex tossicodipendenti, ex alcolizzati, ex detenuti, migranti) o residenti in aree fragili (centri isolati, aree montane). L’ agricoltura sociale, per le sue finalità, non è riconducibile a un modello unitario: nell’attività agricola vera e propria sono infatti integrate iniziative di carattere socio sanitario, educativo, di formazione e inserimento lavorativo e di ricreazione, dirette fasce di popolazione svantaggiate o a rischio di marginalizzazione. Molto importanti anche la tutela dell’ambiente e del paesaggio, la salvaguardia del territorio ed il potenziale terapeutico della cura terra e degli animali rispetto ad alcuni soggetti. Il principio base è che l’ agricoltura abbia la capacità di produrre non solo cibo, ma anche beni e servizi, che sebbene sempre valutabili economicamente, abbiano anche un’evidente utilità sociale. La legge 141 del 18 agosto 2015 ha normato in maniera organica il settore dell’ agricoltura sociale, distinguendo tra tre modelli teorici: le imprese agricole rivolte al mercato che offrono servizi di accompagnamento e formazione all’inserimento lavorativo di soggetti a bassa contrattualità; strutture terapeutiche e riabilitative (esempio: aziende che erogano servizi come l’ippoterapia); modelli sociali aperti nei quali l’agricoltura è il mezzo per offrire servizi alle persone (ne sono esempi le fattorie didattiche).

Agricoltura sociale tra impresa agricola e terzo settore

agricoltura sociale agevolazioni per imprenditoriLa citata legge 141 del 18 agosto 2015 ha superato la mera questione delle attività connesse previste dalla normativa dell’attività multifunzionale, che funzionava quando l’erogazione del servizio implica un corrispettivo, come l’ippoterapia, ma non quando il beneficio prodotto indirettamente dall’attività agricola ordinaria, come l’inserimento di soggetti svantaggiati. La nuova normativa definisce sia i soggetti attivi dell’agricoltura sociale sia le attività. I soggetti attivi, secondo il 1° comma dell’art. 1, sono gli imprenditori agricoli, in forma singola o associata, di cui all’art 2135 del Codice Civile e le cooperative sociali con fatturato agricolo superiore al 30% di quello totale. Queste ultime sono considerate operatori di agricoltura sociale solo in misura corrispondente alla loro quota di fatturato agricolo. Naturalmente le cooperative sociali con fatturato agricolo inferiore al 30% del totale, non potranno mai essere considerate soggetti attivi dell’ agricoltura sociale. Il secondo comma del medesimo articolo sancisce che le attività che possono generare prestazioni di servizi dietro pagamento costituiscono attività connesse ai sensi dell’art. 2135 del Codice Civile. L’imprenditore agricolo interessato ad ampliare la propria attività nell’ambito dell’ agricoltura sociale, ha, pertanto, a disposizione due riferimenti normativi: l’art.2135 C.C. (come integrato dalla L.141/2015) per le attività che generano benefici sociali diretti e la stessa legge 141/2015 per tutte quelle attività che generano benefici indiretti. Il 5° comma stabilisce anche che le attività sopra elencate possono essere svolte in associazione con tutti i soggetti del terzo settore (dalle imprese sociali alle associazioni di promozione sociale), ferma restando la disciplina e le agevolazioni applicabili a ciascuno dei soggetti richiamati. In pratica il legislatore offre non solo la possibilità di istituire una collaborazione tra l’impresa agricola e l’ente no profit, ma offre una chance di vera e propria associazione fra l’impresa agricola sociale e la cooperativa sociale.

Riconosciuta sia in Italia sia in Europa

L’articolo 2 della legge 141/2015 specifica meglio i settori dell’ agricoltura sociale, suddividendoli in:

A) Inserimento socio-lavorativo di soggetti svantaggiati, ovvero persone in una delle seguenti condizioni: senza impiego da 6 mesi; senza diploma di scuola superiore; di età superiore a 50 anni con familiari a carico; rientranti in settori con elevata disparità uomo-donna; appartenenti ad una minoranza nazionale; soggetti molto svantaggiati senza impiego da 24 mesi o diversamente abili;

B) Prestazioni e attività sociali e di servizio, riguardanti capacità, inclusione, ricreazione, servizi alla collettività locale, ad esempio l’agri-nido, l’agriasilo e il soggiorno di persone in difficoltà;

C) Prestazione di servizi terapeutici;

D) Educazione ambientale e alimentare.

La funzione di importante strumento con cui realizzare l’inclusione è riconosciuta sia in ambito comunitario che nazionale. Essa, ad esempio, è uno dei principali obiettivi della Strategia Europa 2020, volta a raggiungere una crescita inclusiva, oltre che sostenibile. Nel Programma di Sviluppo Rurale, PSR 2014-2020, a differenza delle precedenti programmazioni dei Fondi strutturali, l’ agricoltura sociale figura direttamente come strumento di lotta alla povertà e di inclusione sociale. La priorità n° 6 della Politica di sviluppo rurale dell’UE, inserita nel Regolamento n. 1305/2013 relativo al Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR), prevede di «adoperarsi per l’inclusione sociale, la riduzione della povertà e lo sviluppo economico nelle zone rurali», coerentemente con l’obiettivo tematico numero 9 da perseguire tramite i Fondi SIE. Il citato Regolamento nel punto k dell’art. 35, richiama anche il concetto di agricoltura sociale, fissando l’obiettivo della «diversificazione delle attività agricole in attività riguardanti l’assistenza sanitaria, l’integrazione sociale e l’educazione ambientale e alimentare». L’ agricoltura sociale è citata anche nell’Accordo di Partenariato, predisposto dall’Italia nell’ambito delle linee di indirizzo strategico volte al perseguimento dell’obiettivo tematico 9 di inclusione e lotta alla povertà e ogni discriminazione.

Finanziamenti PSR, FSE e FESAR

I principali finanziamenti per l’agricoltura sociale sono quelli previsti dal PSR 2014-2020, i cui piani sono adottati a livello di Stato membro o di Regione. A eccezione della provincia autonoma di Bolzano, tutte le Regioni italiane, pur se con una notevole variabilità, hanno considerato l’ agricoltura sociale tra gli interventi finanziabili in programmi d’intervento: sono ben dodici quelli finanziati finora. Anche il Fondo Sociale Europeo (FSE) ed il FESAR offrono, sempre su base regionale, finanziamenti agevolati al settore agricolo sociale, sostenendo i progetti di inserimento lavorativo delle fasce svantaggiate o a rischio emarginazione (con borse lavoro e tirocini da svolgere presso aziende agricole o cooperative sociali agricole) e le iniziative dei giovani che gestiscono terreni confiscati alle mafie e/o terreni pubblici. Il FESAR, inoltre sovvenziona gli investimenti in infrastrutture sanitarie e sociali che contribuiscano allo sviluppo nazionale, regionale e locale, alla riduzione delle disparità nelle condizioni sanitarie e al passaggio dai servizi istituzionali ai servizi locali.