Great Wall Steed 6 Premium, la risposta cinese

Great Wall Steed 6 Premium, la risposta cinese

Il pick-up Great Wall Steed 6 Premium è frutto di un rinnovo che si presenta con soluzioni estetiche e tecniche che lo rendono ancora più grintoso e appetibile rispetto ai precedenti pick up. Tante le migliorie nell’abitacolo. E sotto il cofano si conferma un cuore Mitsubishi da 2.4l con l’interessante (ed economica) soluzione bi-fuel

di Cristian Furini

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Fino a pochi anni fa il prendere il solo considerare l’acquisto di un veicolo di provenienza cinese suscitava più di un dubbio. Qualità costruttiva, assemblaggio dei componenti, rivendibilità praticamente nulla, rete commerciale inesistente e lungaggini nell’approvvigionamento dei ricambi erano le principali criticità che facevano desistere dall’acquisto di veicoli made in China. Ma i tempi cambiano, e anche repentinamente, grazie anche alla perseveranza di alcuni marchi che, non solo sono stati in grado di ritagliarsi una nicchia di mercato ben definita tra i veicoli low cost, ma anche di lanciare modelli che di generazione in generazione hanno confermato la propria valenza commerciale. Ne è un esempio Great Wall Steed 6 Premium che sbarca nel mercato italiano con la sesta generazione del suo pick up Steed. Sottoposto a un intenso rinnovo stilistico, si propone con un affidabile propulsore Mitsubishi da 2,4 litri. Ma la vera peculiarità di questo pick up è l’alimentazione doppia (benzina+gpl) l’unica disponibile sul mercato, che fa del commerciale Great Wall una proposta davvero alternativa rispetto ai diretti competitor che propongono le tradizionali versioni a gasolio. Sulla generazione VI dello Steed la versione diesel non è nemmeno diponibile a listino, al contrario di quanto succedeva con lo Steed 5 che che montava un motore autoprodotto Euro 5. E rispetto alla precedente versione è rimasto solo il buon rapporto qualità prezzo, che rappresenta uno sprone di non poco conto per chi propende all’acquisto di questi veicoli. Prezzi che comunque sono leggermente cresciuti, visto che lo Steed 5 veniva offerto a prezzo di outlet (meno di 20.000 euro), ma che si mantengono estremamente competitivi vista la dotazione che include, oltre alla trazione integrale con marce ridotte, il climatizzatore, l’impianto audio con comandi al volante, gli interni in pelle ed i cerchi in lega leggera da 16’. Difficile, se non impossibile, a parità di dotazione trovare di meglio a questo prezzo. Due le versioni e relativi prezzi di listino con IVA e messa su strada comprese (IPT esclusa): BUSINESS a 23.700 euro e PREMIUM (quella della nostra prova) a 24.800 euro. In questo secondo allestimento sono compresi gli interni in pelle, sei airbag, il cruise, il TPMS (pressione pneumatici), la regolazione elettrica sedili, e lo specchio retrovisore con antiriflesso automatico.

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 Great Wall Steed 6 Premium: IN CAMPO E SU STRADA

Amarok, L200, Hilux, Navara, Fullback, Ranger. Questi i modelli dei principali player costruttori di pick up che hanno optato per “civilizzare” veicoli con declinazione lavorativa, arricchendoli allestimenti che li avvicinano al concetto di suv. Strada perseguita anche da Great Wall che release dopo release ha reso lo Steed sempre più ricco e confortevole. Ma il pick up cinese non entra in diretta concorrenza con i marchi più blasonati. Se non altro per il prezzo che lo posiziona nel segmento entry level che vede come competitor Mahindra, Tata o Ssangyong; rispetto a questi lo Steed ha però una maggiore qualità pick up great wallrealizzativa in materiali e assemblaggio. Abbiamo provato lo Steed su strada e sterrato. Non su fuoristrada estremo, ambiente in cui il pick up cinese sembra essere meno a suo agio anche per una struttura telaistica che non è quella adatta all’off roader heavy-duty. Funziona molto bene la modalità 2WD che  permette di ottenere un risparmio sensibile di carburante; in modalità a 4WD si riesce a guidare su fondi complicati, anche molto scivolosi, contando su ridotte e differenziale autobloccante Eaton. Ma senza esagerare perché la distanza minima dal suolo è di soli 171 mm, per via del supporto in prossimità della sospensione anteriore. Non c’è protezione per il serbatoio gpl (anche se è abbastanza ben posizionato) e la piastra frontale è angolata vicino alla verticale appena sotto il paraurti anteriore. A rischio i guadi: la zona di aspirazione è montata in posizione abbastanza bassa all’interno del box motore in un’area facilmente raggiungibile dall’acqua. Stesso discorso per l’alternatore, a forte rischio di imbrattamento da fango. Per il resto non se la cava male. Vuoto o carico le traiettorie rimangono sempre prevedibili e non si verifica alcuna reazione scomposta di avantreno o retrotreno in curva, anche a velocità sostenuta. Meno bene il raggio di sterzo: si poteva fare di più. Il carattere del Great Wall è decisamente pacifico e si apprezza la silenziosità in ogni condizione di marcia. Qualche cavallo in più dal motore (il Mitsubishi 2,4, è stato depotenziato) sarebbe stato ottimale, così come rimane immutata la rapportatura del cambio manuale a 5 rapporti, un po’ troppo lunga per un veicolo di questo tipo. E poi c’è il discorso della doppia alimentazione: passando dal gpl alla benzina, si avverte chiaramente di quanto la coppia guadagni immediatamente qualche Nm. Il comfort di marcia è più che buono, Great Wall Steed 6 Premium assorbe dignitosamente le imperfezioni del manto stradale. L’impianto frenante, composto da freni a disco sia sull’avantreno che sul posteriore, assistito da ABS e EBD, assolve al suo compito. Risulta solo meno decisa e un pochino lunga la frenata in velocità e a pieno carico. Veniamo ai consumi: qui le considerazioni richiedono qualche ragionamento in più. Lo Steed non consuma poco. Mediamente servono quasi 13 litri di combustibile per percorrere 100 km. Se si considerano questi valori i costi d’esercizio del pick up cinese sono esorbitanti. Ma con la possibilità di usufruire del gpl che (al momento della prova) costa 0,561 euro al litro, calcolatrice alla mano, i consumi dello Steed sono abbinabili ai 16 km per litro di un diesel.

 A BORDO

A bordo ci accoglie un ambiente tutt’altro che spartano e sicuramente molto confortevole. Nella cabina prevalgono plastiche e finte cromature che comunque conferiscono una sensazione di eleganza sobria che fa dimenticare per un attimo la natura puramente professionale dello Steed. I sedili in pelle sono molto comodi e ben sagomati. La regolazione è ben personalizzabile (elettronicamente), avanti/dietro con inclinazione regolabile dello schienale; e soprattutto quella in altezza che, considerata la “statura” del mezzo, agevola la visibilità. I sedili posteriori sono invece meno confortevoli, soprattutto per l’angolazione, quasi a 90° tra seduta e schienale. Non abbonda nemmeno lo spazio a disposizione per le gambe dei passeggeri più alti che vanno a sbattere contro i sedili anteriori. Il volante, di foggia sportiva, ingloba l’alloggiamento per i comandi comandi radio/cd, bluetooth e per il cruise. La strumentazione analogica, di “sapore” vintage, ci riporta indietro nel tempo alle auto sportive anni ‘60/70 ed è composta da tre strumenti circolari: contagiri, contachilometri e un terzo cerchio che comprende livello del carburante e temperatura acqua. Al centro della plancia, nel Great Wall Steed 6 Premium in prova, c’era un’autoradio un po’ troppo basica. Meglio spendere 550 euro e richiedere il terminale dell’infotainament con il monitor touch screen interfaccia del navigatore. In questo modo lo schermo LED da 8” con MP5 viene abbinato alla telecamera di retro. Sempre in plancia, in basso a sinistra, il commutatore benzina/gpl e subito sopra i tre comandi per la scelta della trazione, 4×2, 4×4, inserimento delle ridotte; più sotto la consolle che gestisce il climatizzatore automatico, le cui letture vengono riportate sul display dell’autoradio.

ESTERNI

Con il debutto della nuova generazione, lo Steed ha colto l’occasione per rifarsi il look, adottando una linea più moderna e muscolosa, a cominciare dal frontale che è ora dominato da un’ampia griglia, perfettamente raccordata con i gruppi ottici a doppia parabola di grandi dimensioni. Gli stilemi sono quelli dell’Haval (altro marchio di proprietà di Great Wall). L’aspetto grintoso del nuovo Steed si ritrova intatto nelle fiancate (molto simili al vecchio Steed), in cui spiccano gli ampi passaruota scolpiti, le barre antiurto poste nella parte inferiore ed i vistosi cerchi in lega da 16”. Lo Steed è di 305 mm più lungo – 155 mm di fronte e 150 mm nella parte posteriore – rispetto alla serie V che va a sostituire. È anche 30 mm più in alto rispetto ala precedente versione, merito anche delle barre portatutto che la serie V non aveva. Completano il look i proiettori anteriori alogeni e il bel rollbar cromato. Occhio alle manovre e alla visibilità. Quest’ultima, oltre che dalla lunghezza complessiva del veicolo è ostacolata all’anteriore dal musone alto e al posteriore dal paraurti che incrementa lo sbalzo dietro di 15 cm.

MECCANICA

Per Great Wall Steed 6 Premium cuore bifuel dello Steed è il Mitsubishi 4G69S4N da 2,4 litri bialbero, e 16 valvole capace di erogare 90 kW – 126 CV a 5.250 giri e con una coppia di 200 Nm già disponibile tra 2.500 e 3.000 giri. Ha il sistema di iniezione elettronica multipoint con tecnologia Delphi. Si tratta di un 4 cilindri Euro 6 che risulta un po’ poco brioso e che inizia a offrire una spinta sufficiente verso quota 3.000. L’impianto gpl è invece un sequenziale Landi Renzo Omegas Evo. Il cambio è un tradizionale manuale a 5 marce. Non è disponibile alcun automatico. Potrebbe arrivare il prossimo anno.

AL CARICO

Lo Steed è disponibile solo in doppia cabina su Great Wall Steed 6 Premium. Il vano di carico ha una forma regolare. Peccato per l’ingombro dei passaruota che reduce leggermente le potenzialità di accesso. Ben pensata la sponda posteriore che permette l’accesso di merci fino a 1,3 m di larghezza. Vale la pena aggiungere al cassone la cover plastificata che previene da graffi sulla lamiera, disponibile a richiesta a 183 euro. Per fissare i carichi sono presenti quattro occhielli retrattili di buona fattura e ben ancorati al cassone. Funzionale il rollbar cromato con funzione portapali. Il paraurti posteriore forma un vero e proprio gradino consente di salirvi per accedere al cassone. Agevola il compito la pellicola in gomma antisdrucciolo che scongiura da scivoloni con il bagnato.

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