Glifosato: show must go on

Glifosato: show must go on

È stato scritto un altro capitolo della lunga storia del glifosato. Nonostante lo scetticismo di molti, il fitofarmaco potrà essere venduto ancora per i prossimi cinque anni. Vittoria o sconfitta?

Nove Paesi contrari, cinque astenuti e quattordici a favore. Si era conclusa così, a novembre, la votazione degli Stati membri circa la proposta della Commissione europea di autorizzare la vendita del Glifosato per altri cinque anni. E, poiché si decide a maggioranza, le vendite del discussissimo agrofarmaco possono continuare, almeno per altri cinque anni. Tra i detrattori, ça va sans dire, anche l’Italia, che nella persona del Ministro Maurizio Martina ha ingaggiato, da tempo, una vera campagna contro la (pericolosa?) molecola. Ma se il voto dell’Italia non ha certamente stupito i presenti, a giocare sull’effetto sorpresa è stata la Germania che, votando a favore, ha rinunciato al ruolo di eterna indecisa: fino a quel momento, infatti, si era sempre astenuta. Perché lo ha fatto? Rumors malevoli hanno dato la colpa ai cosiddetti “interessi”. Nuovi scenari di business si sono infatti andanti disegnando ultimamente: Bayer (tedesca) sarà comprata da Monsanto. E Monsanto, non è un mistero, vive di fatto del fatturato generato da Glifosato. Ma, va anche detto, che il brevetto è scaduto nel 2001 e pertanto, oggi, sono oltre 350 i prodotti autorizzati e venduti da diverse aziende a base di glifosato. Tanto che, per la cronaca, il primo produttore mondiale è attualmente la Cina.

L’Italia (insieme alla Francia) però non ci sta e ha decretato, entro il 2020, comunque l’eliminazione dell’erbicida (andando così contro il volere dell’UE). Ha davvero senso farlo?

Indietro non si torna. Una precisazione è doverosa: la nuova decisione non rimette in discussione le decisioni già prese. Pertanto, l’erbicida si potrà utilizzare sulle superfici agricole, mentre continuerà a essere vietato nelle cosiddette aree verdi: parchi, giardini, campi sportivi, aree di gioco, cortili, restano dunque off limits.

Glifosato cancerogeno: è davvero così?

glifosato cangerogeno o meno, divieti e uso in agricolturaLa battaglia sulla questione glifosato si combatte a suon di definizioni, categorizzazioni, pareri, scetticismi, allarmismi. Messo alla gogna perché ritenuto cancerogeno, l’erbicida è stato scagionato, in parte, da più di un esperto. La questione è infatti parecchio sottile, se non addirittura filosofica: esiste una sostanza – banalmente l’acqua – che possa essere definita non cancerogena? In effetti no, e a dirlo non siamo noi, ma lo IARC, ossia l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro. Lo IARC fa infatti dei distinguo e categorizza le sostanze e le abitudini in tre gruppi:“cancerogene”; “probabilmente cancerogene”; “possibilmente cancerogene”. Il glifosato viene inserito nella categoria “probabilmente cancerogeno”, il che significa che evidenze oggettive e certe al momento non ce ne sono: è sotto osservazione, perché potrebbe (il condizionale è d’obbligo) essere un fattore scatenante del cancro. Ma tanto per dare il peso della questione, va anche detto che lo IARC, come è giusto che sia, procede con estrema cautela e con particolare attenzione, a costo di essere allarmista. Si pensi infatti che nella stessa categoria del glifosate – e cioè, ripetiamolo, probabilmente cancerogeno – rientrano anche le carni rosse, il lavoro notturno, i fumi generati dalle fritture. Sicuramente cancerogeni sono i salumi, le carni lavorate, il fumo. Il che non significa che chi li consuma contrarrà durante la sua esistenza per forza una forma di tumore: perché l’altra regola da tenere sempre presente è una regola aurea: “è la dose che fa il veleno”. A favore del glifosato, vi sono ancora un paio di questioni. Va infatti detto che l’OMS (Organizzazione Mondiale per la Sanità), l’EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare) e l’ECHA (Agenzia europea delle sostanze chimiche) hanno infatti dichiarato quanto sia improbabile che “l’assunzione del glifosato attraverso la dieta sia cancerogeno per l’uomo”. E a dirlo sono i numeri: (potenziali) rischi si potrebbero avere in un soggetto che quotidianamente – sottolineamolo, quotidianamente – consuma 270 chilogrammi di pasta derivata da frumento trattati con l’erbicida in questione, per tutta la vita. Qualora un comportamento del genere fosse possibile, il soggetto in questione morirebbe davvero per aver consumato glifosato?

Le alternative

Ma del glifosato si può davvero fare a meno? Forse sì, ma non è semplice. Si può per esempio ricorrere all’innocuo diserbo a mano, sempre che sia davvero innocuo, anche per chi deve farlo. Ci sono poi altri erbicidi: ma occorre fare i conti con i costi, con l’efficacia, con il numero di trattamenti necessari per avere lo stesso effetto di un trattamento con glifosato. In ogni caso, resta la regola di non esagerare con gli erbicidi: ma questo gli agricoltori lo sanno, non fosse che per una mera questione di costi.