Vangatrice con erpice rotante Gramegna: chi va piano fa un ottimo lavoro!

Vangatrice con erpice rotante Gramegna: chi va piano fa un ottimo lavoro!

Non è detto che le lavorazioni più lente siano quelle più costose. Ne è un esempio la vangatura: una pratica troppo spesso sottovalutata e che riscopriamo con Gramegna, azienda che propone macchine per la vangatura cui abbinare l’erpice rotante

preparazione letto di semina

di Alessandro Aresi

La vangatura è una tecnica agronomica che ormai conta decenni di tradizione, se parliamo di meccanizzazione, molto di più invece se si ripensa ai lavori manuali nei campi, quelli effettuati con l’ausilio di vanghe manuali, un lavoro che è stato per molti decenni alternativo all’aratura. Con l’avvento della meccanizzazione motorizzata l’aratura ha rimpiazzato quasi totalmente la vangatura meccanica, a causa della sua produttività oraria più elevata e per la possibilità di utilizzare più corpi, oltre all’indubbio vantaggio di riuscire a raggiungere larghezze di lavoro impensabili per una vangatrice.

claas axion

Quest’ultimo è stato forse il limite maggiore della vangatrice meccanica. Sicuramente uno svantaggio se la vanga è impiegata singolarmente, ma nel caso venga accoppiata ad un erpice rotante?

La situazione cambia radicalmente, si arriva ad ottenere il letto di semina perfettamente affinato in un solo passaggio, rimpiazzando i diversi interventi necessari per una preparazione più tradizionale. Ecco che i pro e i contro cambiano di equilibrio; per analizzare al meglio le capacità, i vantaggi e i punti deboli di questa pratica meccanica abbiamo interpellato uno dei più importanti produttori europei per quanto riguarda le macchine di questo tipo, fornendo a un contoterzista un modello combinato di vangatrice. Gramegna, lo ricordiamo, è un’azienda con sede a Broni, nell’Oltrepò pavese, e si occupa principalmente di macchine vangatrici sia per il campo aperto sia per vigneto. La distribuzione non si limita solamente al territorio italiano ma si estende a livello internazionale in numerosi paesi e in particolare a Olanda e Francia, dove questa tecnica è piuttosto utilizzata.

vangatura gramegna
Vangatrice ed erpice rotante sollevati per la manovra in capezzagna, l’erpice rotante può essere alzato indipendentemente dalla vangatrice.

Gramegna propone macchine per vangatura che si possono combinare con attrezzature quali l’erpice rotante o, in alcuni casi, anche piccole seminatrici meccaniche

Sono state fatte varie prove in alcune realtà agricole tra le province di Milano (sud milanese) Pavia e Alessandria, in diverse condizioni di lavoro e per la semina di coltivazioni differenti, con una

vanga gramegna
Le vanghe Gramegna: elementi indispensabili per questa lavorazione, hanno un particolare angolo di inclinazione rispetto al suolo per poterlo prenotare agevolmente e allo stesso tempo permettere l’avanzamento.

nuova macchina vangatrice Gramegna accoppiata a un erpice rotante: questa combinazione garantisce in un solo passaggio l’ottenimento di un letto di semina ideale per la messa a dimora anche delle coltivazioni più esigenti, il mais è solo uno degli esempi. L’utilizzo dell’attrezzatura è stato affidato a Dellacà Paolo, contoterzista dell’alessandrino che sostiene i vantaggi e le potenzialità di un attrezzo che oggi ha molta concorrenza. La vangatura infatti è stata scartata da molte aziende agricole italiane in favore dell’aratro o di attrezzature per la minima lavorazione, che in ogni caso, però richiedono almeno due passaggi per la creazione del letto di semina o nel caso di un passaggio unico con un attrezzo combinato è richiesta una potenza di traino notevolmente superiore a quella per la vangatrice. Sono stati scordati però i diversi vantaggi che derivano da un impatto sul terreno completamente diverso rispetto all’aratro. Quest’ultimo si sa, rivolta le zolle dal fondo della sezione lavorata mediante il taglio prodotto dalla lama del vomere, creando un fondo liscio e compatto che si accentua con il ripetersi delle arature alla medesima profondità. Questa suola di lavorazione sfavorisce il drenaggio e il risultato finale è l’interramento dei residui colturali direttamente sul fondo della porzione di terreno in seguito all’azione dell’avanvomere, anche se non sempre lo si nota e in molte situazioni quindi non sono perfettamente mescolati. La vangatura invece consente un miscelamento uniforme delle sostanze organiche: la parte superficiale più fertile rimane sempre disponibile e in seguito alla lavorazione anche più ricca di sostanza organica. L’azione delle vanghe è nettamente diversa da quella dell’aratro: gli organi di lavoro strappano le zolle alla profondità di lavoro scelta (40 o più centimetri) lasciando un fondo poroso e permeabile. Si ovviano in questo modo le problematiche di drenaggio che, se effettuate assieme all’aratura, richiederebbero in prima operazione un passaggio con dissodatore o decompattatore.

La forza di traino richiesta è praticamente nulla: è la vangatrice, con il moto alternato delle vanghe, che spinge avanti la trattrice

Quest’ultima ha solo il compito di azionare gli organi con trasmissione cardanica e gestirne l’avanzamento: i costi sono ridotti e, non di minor importanza, questa caratteristica unica nel suo genere permette di lavorare ottimamente anche in terreni molto umidi e allo stesso tempo compatti, dove un trattore con aratro non potrebbe intervenire.

profondità lavoro terreno
Prova di profondità di lavoro: il 40 indica i cm che intercorrono tra la linea bianca (superficie) e la punta dell’asta.

L’unica caratteristica che deve avere il trattore – consigliati 180 – 200 CV per 3 m di lavoro – è quella di riuscire a gestire una massa totale a sbalzo sul sollevatore di quasi 40 quintali. Vangatrice da 3,5 m ed erpice rotante hanno infatti un peso rispettivamente di 25 e 17 quintali. Un ulteriore vantaggio nella combinazione di vangatura e affinamento è quello di non calpestare il suolo lavorato con macchine pesanti: tutte le lavorazioni si fanno in un passaggio e la semina può essere realizzata anche con macchine più leggere per ridurre il calpestamento, per la semina del mais sono sufficienti trattrici da 25-30 quintali di peso. L’erpice rotante è installato direttamente sul telaio della vangatrice e può essere alzato o abbassato idraulicamente in qualsiasi momento, con la possibilità quindi di escludere la seconda operazione quando necessario senza rimuovere l’attrezzo, anche in movimento. Questa caratteristica rende la macchina ancora più versatile: è stata provata su 4 appezzamenti diversi per tipologia e residui colturali e il risultato è stato sempre lo stesso, anche dove era distribuita una buona dose di letame. Tutto perfettamente interrato e mescolato in un suolo uniformemente soffice per i 40 cm di profondità. Paolo Dellacà ha avuto modo di relazionarsi anche per quel che riguarda i consumi di carburante: “con le prove fatte il risparmio si può attestare, a seconda delle zone, anche sui 20 l di gasolio per ettaro, perché un’aratura tradizionale a 30 cm di profondità richiede 40-50 l/ha e una successiva erpicatura almeno 20/25 l/ha. Con un passaggio unico il gasolio consumato per ettaro è inferiore, anche se la vangatura richiede tempi di esecuzione lunghi”. La vangatura ha sicuramente lo svantaggio di non essere veloce, dove i terreni lo consentono si può lavorare a 1-1,5 km/h, difficile superare i 2 km/h se si vuole andare in profondità. Ricordiamo però che il paragone va fatto rispetto a due interventi dell’agricoltura tradizionale, aratro e erpice rotante.

aggancio erpice rotante gramegna
Erpice rotante sollevato: è agganciato al telaio della vangatrice tramite due bracci e un terzo punto.

Parola al contoterzista

operatori Gramegna coltura mais

Usiamo questa combinazione di attrezzature perché sono molto versatili, sia nella nostra zona che a Nord del Po. C’è una certa richiesta anche in seguito ai benefici che derivano dall’utilizzo della vangatrice, non solamente per la riduzione dei consumi. In certe zone si raggiungono mais da 12 t/ha di granella secca o produzioni di 70 t/ha di mais insilato ed è proprio in questi casi in cui la vangatrice fa il suo dovere. È un attrezzo a cui non importa se il terreno sia compatto, umido o poco portante proprio perché ha una caratteristica che spesso non è messa in evidenza: gli elementi per questa lavorazione sono tutti anteriori all’attrezzo e quindi una volta eseguita la lavorazione nessun mezzo pesante grava sul letto di semina.

letto semina mais
Ecco il letto di semina dopo il passaggio della combinata: nonostante la discreta presenza di residui colturali di mais il terreno è pronto per la successiva semina.