Volkswagen Tiguan 2.0, sulla scia di Golf

Volkswagen Tiguan 2.0, sulla scia di Golf

C’è chi già chiama il suv con il nome Tiguan. Succede ai miti (e in casa VW sono abituati a sfornarne) o ai progetti particolarmente riusciti. Ecco i segreti che spiegano il successo del suv tedesco, giunto alla sua seconda generazione

di Cristian Furini

tiguan pareriNon ci sono dubbi. Il livello della gamma suv/crossover del costruttore tedesco per antonomasia si è alzato e non di poco. Si è alzato nei confronti dei “cugini” della famiglia (Seat e Skoda),  riducendo il distacco con i parenti “ricchi” di Audi. Ne è uscita una gamma estremamente equilibrata sotto ogni punto di vista, tendente a quella fascia di veicoli definiti premium, ma con un  prezzo tutto sommato giustificabile (anche se alto) e accessibile a tutti, anche grazie alla forte campagna promozionale in atto in questi mesi. Parliamo in particolare di uno dei veicoli più ambiti e di successo in tutta Europa, il cui nome è diventato, già alla seconda generazione, sinonimo di suv d’eccellenza: la Volkswagen Tiguan, che abbiamo provato in versione 2.0 TDI 150 CV Dsg 4Motion e in allestimento Executive. Rispetto alla prima serie il livello si è alzato e non di poco, a partire da un allestimento davvero completo e a una lista infinita di accessori che ne fanno una macchina dalla personalizzabilità infinita. Ma quello che è il punto di forza della Tiguan, credo si possa racchiudere in una sola parola: versatilità. Versatile perché si tratta di una macina-chilometri dedicata alla famiglia o al lavoro, capace di figurare da macchina di rappresentanza, così come da “carica-tutto”, anche per chi lavora in azienda agricola, merito dell’abitacolo spazioso e ben sfruttabile. Versatile perché con l’eccellente cambio automatico a doppia frizione a 7 marce e alla trazione integrale a inserimento automatico è praticamente inarrestabile su qualsiasi fondo e in qualsiasi condizione meteo. Esattamente come è accaduto durante la nostra prova.

Tiguan in campo e su strada

Per parlarvi di come va la Tiguan bisogna prima di tutto fare due considerazioni sul motore. Il 2.0 TDI da 150 CV della nostra prova sembra ricamato apposta sulla taglia di questo suv. I 340 Newtonmetro di coppia servono tutti per muovere la mole di un suv che alla bilancia supera la tonnellata e mezzo, soprattutto ai bassi regimi. Il suo meglio lo dà dopo i 1.700 giri. Dopo è meglio mollare per non incappare in un range da consumi e vibrazioni eccessivi. Il cambio DSG funziona molto bene in ogni comportamento. Accade a volte che mantenga troppo a lungo innestate le marce senza che sia necessario, mentre un cambio di marcia sfruttando la coppia abbondante gioverebbe ai consumi. Probabilmente si tratta del software tarato ad un uso più sportivo. Perfetta la performance della doppia frizione che garantisce rapidità nell’uso intensivo, soprattutto quando vengono usati i paddle al volante. In andamento autostradale la Tiguan consente viaggi comodi e rilassanti. Anche sul misto non delude, precisa al millimetro nell’inserimento, con una traiettoria precisa in curva grazie a telaio e allo sterzo particolarmente riuscito. Il rollio si sente, però non disturba troppo; il comportamento del suv tedesco è sempre intuitivo, e la tenuta totale anche grazie ai controlli elettronici. La forza della Tiguan viene fuori anche su fondi a scarsa aderenza: qui l’integrale 4Motion interviene puntualmente e a dovere appena si perde il grip. Con i programmi di trazione a disposizione, un’eventuale gommatura specifica e l’assistenza in discesa, il Suv Volkswagen può affrontare fondi a bassa aderenza anche abbastanza impegnativi. Abbiamo testato soprattutto la validità della modalità di guida Snow, che ha consentito di procedere senza esitazioni ed anche in curva permette di regolare in automatico la coppia motrice tra anteriore e posteriore. I consumi sono in linea con quelli del segmento dato: in città si percorrono poco più di 14 Km al litro, in superstrada a 90 orari si sale agli ottimi 19 Km al litro; mentre in autostrada si veleggia sui 14 chilometri al litro.

A bordo

volkswagen tiguanNella Volkswagen Tiguan si viaggia senza grossi problemi anche in cinque; lo spazio abbonda in tutte le direzioni e il divano ha un’imbottitura adeguata anche nella seduta centrale. Al posto di guida (più alto di 2 cm) si viene pervasi da un’immediata sensazione di qualità dei materiali e degli assemblaggi. Sul tunnel centrale sono stati alloggiati un buon numero di controlli che permettono di selezionare le modalità di guida, incluso il selettore circolare delle modalità di trazione off road (Active control), l’Hold, che utilizza automaticamente il freno di stazionamento per non dover tenere il piede sul freno quando si è fermi al semaforo; subito accanto i tasti per le funzionalità legate al parcheggio ed allo start&stop. Bellissimo il cluster totalmente digitale, un virtual cockpit, che (a richiesta) può sostituire la classica strumentazione analogica. In pratica è un grosso display che, oltre a simulare tachigrafo e contagiri permette una personalizzazione totale delle strumentazioni preferite, decidendo di includere i tanti strumenti virtuali concentrici a quelli principali. La più spettacolare è la duplicazione della mappa di navigazione che appare tra contagiri e
tachimetro che permettere di non distogliere lo sguardo dalla strada. Sempre in optional il sistema di infotainment Discovery Pro, che integra comandi gestuali e molte altre funzionalità “connesse”, che permettono ad esempio di sfruttare “app”, per cercare consigli legati alla navigazione e molto altro. Questo sistema sfrutta appieno lo schermo posizionato sul cockpit centrale, lo stesso che, innestata la retro, attiva la retrocamera e la visuale perimetrale della vettura a 360° durante le manovre. Unica nota negativa i pulsanti di comando sul volante: sono piccoli, tanti da imparare e a volte poco intuitivi. Anche i comandi vocali a volte richiedono un ripetuto richiamo perché non vengono captati dal sistema.

volkswagen tiguan

Esterni

tiguan esterni

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In fatto di design la Tiguan 2.0 non taglia con il passato, ma evolve il look e le linee di un modello che aveva ormai 9 anni alle spalle. Il motivo è molto semplice: perché stravolgere un look che è piaciuto fin da subito al pubblico, e che sulla precednte versione ha garantito ottime performance di vendita anche a fine carriera? La vettura si presenta con un muso leggermente più alto rispetto al vecchio modello, contraddistinto da stilemi comuni agli altri modelli della casa tedesca, come la calandra larga che allunga sui fari, a formare un unico elemento orizzontale sottile, dai listelli cromati fino ai gruppi ottici, con sottili luci diurne che aiutano a slanciare le linee. Sono da vero fuoristrada le doppie nervature che corrono dal cofano e per tutta la parte alta della fiancata.
La parte bassa della calandra comprende invece due grosse prese d’aria, mentre al posteriore la Tiguan si presenta pulita nel look, arricchito da gruppi ottici più spigolosi rispetto al vecchio modello e da un paraurti alto, reso più dinamico dalla parte bassa in plastica nera a contrasto e dallo scarico doppio.Il risultato complessivo è un mix equilibrato di stili che toccano i gusti più
divergenti, dallo sportivo al formale: in questo Volkswagen è maestra. Golf docet…

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Meccanica

A muovere la Tiguan in prova, come anticipato sopra, un cavallo di battaglia del costruttore tedesco: il 2 litri a gasolio, che rappresenta una vera e propria certezza per quanto riguarda elasticità e coppia disponibile. Qui dà il suo meglio in abbinamento all’eccellente cambio robotizzato a 7 rapporti. La driveline così messa rappresenta una delle configurazioni migliori che si possano scegliere, con una curva di erogazione progressiva e capace di spunto quando serve. Buone le prestazioni a partire dai 9,3 secondi per coprire il test di accelerazione e una velocità massima di 100 km/h, performance queste che assumono rilievo se prese nell’ottica di 17 tonnellate di massa totale a terra. Di tutto rispetto la velocità massima: 200 Km/h tondi tondi. Per chi volesse esagerare
c’è anche TDI “pompato”, disponibile in da 190 cavalli o in aspirazione a doppia turbina da 240 CV. Per chi desiderasse contenere l’investimento per l’acquisto della Tiguan, oltre alle 3 opzioni a benzina, con potenze comprese tra 125 e 180 cavalli, è disponibile un buon 1.6 TDI da 115 cavalli, abbinato alla sola trazione anteriore ed al cambio manuale: lo si porta a casa con 29.000 euro.

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Al carico

Sul fronte dimensionale la Tiguan “guadagna una taglia”. La seconda generazione del suv tedesco cresce di 6 centimetri in lunghezza e ben 8 di passo, salendo a quota 449 cm, per 184 di
larghezza, con un passo di 268, mettendo sul piatto un bagagliaio da ben 615 litri, che sale fino a 1.655 se si ribaltano gli schienali posteriori grazie ai comodi comandi posizionati nel vano del bagagliaio. La soglia (73 cm) è al livello del piano di carico che risulta comodo per il carico/scarico. Sotto il pianale si trova un ulteriore vano, che può essere sfruttato in caso di necessità, ma
che non riesce a includere l’ingombrante cappelliera quando essa viene rimossa. Sono presenti occhielli di fissaggio bagagli e quelli per l’aggancio delle reti ferma-carico. Utile la botola che
mette in comunicazione bagagliaio e abitacolo per trasportare oggetti lunghi. Di serie su tutte le Tiguan troviamo il sedile del passeggero anteriore abbattibile, per caricare oggetti di generosa lunghezza (fino a 2,6 metri). Su questa versione, visto il prezzo non proprio basso, ci saremmo aspettati di serie il portellone elettrico con sistema “handsfree”. Lo si può avere solo
a pagamento, nel pacchetto Easy Open.

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