PAC agricola post 2020: un programma ambizioso con pochi fondi

PAC agricola post 2020: un programma ambizioso con pochi fondi

La Commissione Europea ha reso noti gli orientamenti della futura PAC agricola 2021-2027. Gli stanziamenti saranno inferiori del 15%, ma più flessibili. Nonostante i minori fondi messi a disposizione, il programma è piuttosto ambizioso e le procedure verranno rese più snelle. Il principio di Convergenza Esterna, però, penalizza il sistema agricolo italiano

phil hoganAbbiamo visto che il Contratto di Governo del nuovo esecutivo italiano parla di agricoltura piuttosto brevemente (1 pagina delle 50 totali) e in termini generalistici. Mentre attendiamo di conoscere gli intendimenti del Ministero delle Politiche Agricole, la Commissione Europea ha reso noto il proprio programma per la Politica Agricola Comune (PAC) 2021-2027. Il Commissario Europeo all’Agricoltura, Phil Hogan, ha, infatti, illustrato la proposta legislativa per la futura PAC alla fine dello scorso maggio. Pur trattandosi, come vedremo, di una proposta complessa, che include anche obiettivi di modernizzazione e semplificazione, l’unico dato a cui è stata data rilevanza dai principali media italiani è quello relativo allo stanziamento proposto: 365 miliardi, un importo, a prezzi costanti del 2018, inferiore del 15% rispetto a quello attuale. Ovviamente questa riduzione ha scatenato polemiche su quanto il nostro Paese paghi in termini di contributi all’Unione Europea e su quanto riceva a titolo di finanziamenti comunitari.

L’Italia, con i suoi 14,2 milioni di euro versati, è il quarto donatore, dietro a Germania (24,3 milioni), Francia (19 milioni) e Regno Unito (18,2 milioni). Il saldo tra “pagato” e “ricevuto” è negativo di 1,9 milioni.

Ma ci sono Paesi in situazione ben peggiore della nostra: ad esempio la Germania (-13,2 milioni), il Regno Unito (-10,7 milioni) e la Francia (-4,5 milioni). Naturalmente ci sono anche Stati Membri che ricevono molto di più di quanto versino, come la Polonia (il cui saldo è positivo di oltre 9,6 milioni), la Romania (+5,2 milioni), la Grecia (+ 5 milioni) o la Spagna (+4,9 milioni). Il rapporto tra contributi versati e aiuti ricevuti, in ogni caso, è una scelta politica e non è certo questa la sede per giudicarla. Ci concentreremo, invece, sull’analisi oggettiva dell’ipotesi di PAC agricola 2012-2017, tenendo conto che, allo stato attuale, è essenzialmente una proposta legislativa che dovrà essere approvata dal Parlamento Europeo nel corso del 2019.

Meno fondi, più flessibilità per la PAC agricola

La prima cosa da evidenziare è che, dei 365 miliardi stanziati (circa il 28% del Bilancio UE post 2020), oltre 265 dovrebbero riguardare i cosiddetti pagamenti diretti del primo pilastro, ossia quelli relativi al sostegno dei prezzi dei prodotti agricoli e all’integrazione diretta dei redditi degli agricoltori. Tenuto conto che altri 20 miliardi dovrebbero essere destinati a misure di mercato, possiamo dire che la maggior parte dei tagli peserà soprattutto sul Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale (FESAR). Si tratta, lo ricordiamo, del fondo strutturale che, attraverso linee di agevolazione specifiche per le diverse categorie di investimenti, favorisce lo sviluppo delle attività agricole e delle aree rurali.

Il forte ridimensionamento degli stanziamenti (la PAC attuale assorbe circa il 35% del Bilancio UE) è dovuto sia all’impatto economico della Brexit sia ad altri fattori, come la difficoltà a reperire risorse proprie e le nuove priorità di spesa dell’Unione in tema di difesa e sicurezza.

Nel nostro paese, secondo le previsioni, arriveranno 32,3 miliardi a prezzi costanti del 2018

Questa la ripartizione: oltre 22 miliardi per i pagamenti diretti, 2,2 miliardi per le misure di mercato e 7,9 miliardi per lo sviluppo rurale. Una riduzione significativa rispetto ai 41 miliardi della PAC 2014-2020, sempre suddivisi fra pagamenti diretti (27 miliardi), misure di mercato (4 miliardi) e sviluppo rurale (10, 5 miliardi). In ogni caso l’Italia dovrebbe rimanere il quarto paese beneficiario di fondi PAC, dietro a Francia (55,3 miliardi a prezzi costanti 2018), Spagna (43,7 miliardi) e Germania (40,9 miliardi).

Riguardo la ripartizione dei fondi tra gli Stati membri, la Commissione popone di proseguire nel processo di progressivo riallineamento del valore dei pagamenti per ettaro verso la media UE, ossia di applicare il cosiddetto principio di Convergenza Esterna. Si tratta di un criterio basato sulla superficie agricola che penalizza il modello italiano ad alto valore aggiunto.

Tra le note positive ci sono, invece, la previsione di maggiori aiuti alle imprese di piccole dimensioni (che dovrebbero ricevere pagamenti per ettaro più elevati e beneficiare dell’introduzione del criterio del costo del lavoro nell’assegnazione dei fondi) e la possibilità di trasferire il 15% delle dotazioni assegnate dai pagamenti diretti allo sviluppo rurale e viceversa. Il primo pilastro della PAC agricola rimarrà interamente a carico del Bilancio UE, ma la maggior flessibilità e la possibilità di cofinanziamenti da parte degli Stati Membri (probabilmente deducibili dalla contribuzione a favore della UE) delle misure di mercato e dello sviluppo rurale, dovrebbero garantire una maggior personalizzazione nazionale della PAC agricola.

Nonostante la maggiore flessibilità, la PAC 2021-2027 rimarrà una politica Comunitaria, che prevede l’adozione di Piani Strategici Nazionali da parte degli Stati Membri

Questi piani, che devono contenere precise indicazioni su come si intendono raggiungere gli obiettivi comunitari, verranno approvati dalla Commissione. I risultati, da comunicare attraverso un Rapporto di Performace, verranno periodicamente monitorati e, in caso di difformità dagli obiettivi, l’organo esecutivo della UE potrà intervenire e, in casi estremi, sospendere i pagamenti. La PAC 2012-2017 prevista dalla Commissione Europea è, come accennato, una proposta globalmente complessa, che prevede ben nove obiettivi:

  1. sostegno ai redditi agricoli, alla resilienza del settore e alla sicurezza alimentare
  2. orientamento al mercato e competitività, mediante investimenti in ricerca, tecnologia e digitalizzazione
  3. rafforzamento della posizione degli agricoltori nella catena del valore
  4. contributo al contrasto dei cambiamenti climatici e alla transizione energetica
  5. sviluppo sostenibile e gestione efficiente delle risorse naturali
  6. contributo alla protezione della biodiversità, degli habitat e dei paesaggi
  7. attrazione di giovani agricoltori e sostegno all’attività imprenditoriale nelle aree rurali
  8. promozione dell’occupazione, della crescita, dell’inclusione sociale e dello sviluppo locale
  9. contributo dell’agricoltura alle sfide sociali collegate ad alimentazione, salute e benessere animale

Un’importante novità è quella che riguarda l’attribuzione di una quota di fondi UE, nella forma di pagamenti diretti, al reintegro delle perdite di reddito agricolo causate da eventi climatici estremi

precision farmingDetti pagamenti diretti saranno, tuttavia, subordinati al rispetto di nuovi requisiti ambientali e climatici, più rigorosi. La Commissione propone di dedicare alle misure ambientali e climatiche il 40% dei fondi PAC totali e almeno il 30% di ciascuna dotazione nazionale per lo sviluppo rurale. Un altro obiettivo a cui viene assegnata ampia rilevanza è quella del contrasto all’invecchiamento in agricoltura. Vanno in questa direzione misure come l’aumento a 100 milioni euro del tetto massimo degli aiuti per il primo insediamento e l’imposizione di un accantonamento di almeno il 2% della dotazione dei pagamenti diretti degli Stati Membri per sostenere, come integrazione alle risorse per il primo insediamento nell’ambito dello sviluppo rurale, l’avvio di nuove imprese da parte di giovani agricoltori. In più, come ha anticipato Hogan, la Commissione sta lavorando con la Banca europea per gli investimenti (BEI) a nuovi strumenti di accesso al credito per i giovani agricoltori. Tra gli obiettivi della Commissione per la PAC agricola post 2020 c’è anche quello della semplificazione. La definizione di 8 aree di azione per lo sviluppo rurale (contro le 69 attuali), la digitalizzazione dei controllo dei requisiti e delle modalità di presentazione delle domande e la predisposizione di servizi consultivi per gli agricoltori (allo scopo di aiutarli ad adeguarsi alle legislazioni, di favorire l’accesso a nuove tecnologie o l’impiego di stranenti di gestione del rischio) dovrebbero rendere più snelle e “amichevoli” le procedure.