Successione per causa di morte, il caso dei fondi rustici

Successione per causa di morte, il caso dei fondi rustici

L’avvocato risponde alla domanda di un lettore che ci chiede se ci sia possibilità di vendere la parte di un suo terreno, ereditata assieme al fratello e da quest’utimo attualmente coltivata

Gentile Avvocato, ho ereditato per successione per causa di morte da mio padre la quota di mezzo terreno agricolo, coltivato da sempre da mio padre e negli ultimi anni anche da mio fratello; al  momento, io vorrei vendere la mia mia parte, ma mio fratello insiste nel dire che non posso in quanto egli ha il diritto di continuare a coltivare il terreno nella sua interezza. Come stanno le cose? Grazie, Federico

Gentile Federico, inizio col dire che nel diritto agrario la successione per causa di morte ha delle caratteristiche particolari che la differenziano dal fenomeno  successorio ordinario, e che derivano dalla diversa funzione e scopo che tale successione agraria ha. In particolare, tale funzione non è, come nella successione ordinaria, quella di garantire la continuità nella titolarità di un patrimonio familiare, ma è quella di assicurare la continuità nella titolarità di un organismo produttivo quale è l’impresa agricola che è pur sempre parte di un patrimonio familiare, ma che, per la sua funzione sociale, segue delle regole sue proprie.

Venendo alla Sua domanda, la Legge n. 203/1982, all’art. 49 prevede che in caso di morte del proprietario di un fondo rustico (condotto o) coltivato direttamente da lui o dai suoi familiari, quelli tra gli eredi che, al momento dell’apertura della successione, esercitino su tale fondo l’attività agricola, hanno diritto a continuare nella (conduzione o) coltivazione del fondo stesso anche per le porzioni di fondo ricomprese nelle quote ereditarie degli altri coeredi; in particolare, in relazione a tali ultime quote si instaura di diritto, contestualmente all’apertura della successione, un rapporto di affitto tra il coerede coltivatore e gli altri coeredi.

In altre parole, e calando la norma nel suo caso specifico, con la successione per causa di morte di suo padre si è costituito in modo automatico tra Lei e Suo fratello un rapporto di affitto agrario, tale per cui suo fratello, erede coltivatore diretto o imprenditore agricolo, è divenuto ex lege affittuario del fondo di  proprietà della comunione ereditaria tra di voi per un periodo di 15 anni, corrispondenti alla durata legale minima dei contratti di affitto di fondi rustici come prevista dall’art. 1 della medesima Legge n. 203/1982. La ragione di tale regolamentazione sta nell’intento del legislatore del 1982 di assicurare, anche dopo la morte dell’imprenditore agricolo e per un periodo di almeno 15 anni, l’integrità e la continuità dell’azienda agricola, facendo prevalere la conservazione  dell’unità economica di quest’ultima sull’interesse alla parità di trattamento dei singoli coeredi.

In ogni caso, Le segnalo ciò che io ho dato per scontato e cioè che affinché la norma citata possa applicarsi e quindi affinché possa costituirsi coattivamente il rapporto di affitto tra coeredi, è necessario che l’erede coltivatore abbia esercitato e continui ad esercitare, al momento dell’apertura della successione, sui fondi di proprietà del de cuius, attività agricola in qualità di imprenditore agricolo a titolo principale o di coltivatore diretto; se suo fratello, quindi, non ha coltivato né coltiva il fondo in tale qualità, la norma non troverà applicazione.

Avvocato Francesca Rufini

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