PSR: quanti soldi non spesi!

PSR: quanti soldi non spesi!

È ufficiale: l’Italia ha forti difficoltà nello spendere i soldi che provengono dall’Unione Europea. È ancora più vero e tangibile quando si entra nei singoli settori, agricoltura in primis e PSR. A dirlo è un documento ufficiale – si tratta dell’ultimo report prodotto da Rete Rurale Nazionale – il quale indica cifre da capogiro che, al netto di un miracolo dell’ultima ora, resteranno non spese

Sì, proprio così: se l’Italia agricola non si rimetterà “in bolla”, se non sarà guidata adeguatamente, alla fine dell’anno il comparto agricolo
perderà la bellezza di un miliardo e mezzo di euro. La causa di questo insuccesso è l’incapacità di spendere tempestivamente i soldi destinati al PSR

In tal senso, il periodo programmatico PSR 2014-2020 è stato davvero mal gestito: la spesa complessiva per i piani di sviluppo rurale è infatti pari a meno di un terzo dei fondi ad essi destinati. Vediamo nel dettaglio dove e perché i fondi non sono stati utilizzati.

Ci sono PSR che sono stati praticamente inutili, ce ne sono altri che invece hanno dato e stanno dando buoni frutti. Le differenze che si registrano lungo lo Stivale sono infatti abissali: ci sono Regioni che hanno saputo spendere bene e molto – sono la Provincia autonoma
di Bolzano, il Veneto, la provincia autonoma di Trento, la Sardegna, la Calabria e il Molise – e ci sono Regioni che invece hanno fatto male, malissimo. Tra queste sono da annoverare la Sicilia, la Campania, il Lazio e la Basilicata, le quali sono riuscite a spendere meno
del 25 per cento dei fondi. Ma c’è addirittura chi ha fatto peggio – ossia Liguria, Abruzzo, Puglia e Marche – che hanno speso poco,  pochissimo. Le restanti regioni, ossia Emilia-Romagna, Piemonte, Umbria, Valle d’Aosta, Toscana, Friuli-Venezia Giulia e Lombardia, sono quelle che sono state nella media: dunque non si possono certamente dire performanti, perché hanno speso circa un terzo dei fondi a loro destinati.

Va detto che ad aver determinato la mancanza di investimenti è stata anche la natura di alcune misure

Quelle che proprio non hanno riscosso alcun successo sono la 2, la 9 e la 16: d’altro canto, in Italia, in cui l’associazionismo è un punto debole di sempre, come si può pretendere che gli agricoltori utilizzino una misura che si intitola “Costituzione di associazioni e organizzazioni di produttori”? Sarebbe bello e interessante, ma anche utopistico, soprattutto senza una regia ben fatta. Anche la misura volta alla “Cooperazione per l’innovazione” non è piaciuta: forse manca di appeal? Di certo dispiace che in un settore in cui la fame
di innovazione è altissima, una misura ad essa dedicata non abbia riscosso clamore. Stupisce – forse? – che non abbia riscosso alcun successo nemmeno la misura finalizzata ai “Servizi di consulenza e assistenza alle aziende agricole”: gli agricoltori non cerano
confronto?

In realtà, va precisato che non si tratta di misure sbagliate, anzi. Gli intenti dei PSR erano infatti esattamente opposti, perché le misure appena menzionate avrebbero dovuto portare una ventata di aria fresca a un settore, che per molti aspetti, fa fatica a innovarsi,
a fare sistema e a fare massa critica. Colpa degli agricoltori che non le  hanno capite, oppure colpa di coloro che avrebbero dovuto guidare gli agricoltori a compiere scelte oculate, produttive e, anche innovative?

Certo, è vero, la questione dei fondi non spesi non è nuova per niente e al contrario è purtroppo un déjà vu: ma gli sprechi sono sempre una brutta notizia, soprattutto quando il sistema strutturale del settore meriterebbe qualche investimento.