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Agrofarmaci, presente e futuro

Normativa, opinione pubblica e non conoscenza danneggiano il settore. In futuro potrebbero affermarsi le molecole di sintesi biologiche, ma occorre un cambio di approccio da parte degli agricoltori

Il fatturato italiano del settore è cresciuto del 15 per cento dal 2000


Nel mercato mondiale degli agrofarmaci l’Italia è sesta, nel mercato europeo terza, dietro a Francia e Spagna. Sono 2.000 gli addetti e il valore della produzione e degli investimenti è tra i più elevati rispetto agli altri settori della chimica. Il fatturato italiano del settore è cresciuto del 15 per cento dal 2000 a oggi ed è pari a un po’ meno del 2 per cento del fatturato totale della chimica in Italia. Quanto ai consumi, le nuove tecnologie hanno permesso di ridurli drasticamente, ossia del 32 per cento: in soli venti anni si è passati dal 140mila tonnellate alle attuali 95mila. In Italia, stando ai dati del Ministero della Salute, appena lo 0,4% di frutta e verdura presenta residui al di sopra dei limiti di legge, con addirittura il 64,2% che ne è del tutto privo e rispetto a una media europea del 3,5%.



In futuro potrebbero affermarsi i prodotti biologici a discapito delle molecole chimiche di sintesi.

Quanto fin qui detto sono gli aspetti positivi di un settore che trova, nei non informati, parecchi nemici, sempre pronti a diffondere non conoscenza e a creare allarmismi il più delle volte ingiustificati. Come si evince, infatti, la sicurezza alimentare è garantita da un utilizzo sempre più consapevole delle molecole, l’impatto sociale del settore è importante perché dà impiego a un discreto numero di persone e sul fronte dell’impatto ambientale, per quanto l’obiettivo sia sempre e comunque il miglioramento continuo, come si vede le quantità di fitofarmaci tendono a ridursi. Ma, per dare una visione completa della situazione, occorre annoverare anche i fattori negativi. Perché se è vero che oggi i fitofarmaci sono anch’essi un concentrato di tecnologia e di innovazione al pari delle macchine agricole, è altrettanto vero che anche essi risentono di alcuni fattori. E così, nonostante l’Europa sia tra i principali mercati per il settore degli agrofarmaci, negli ultimi tempi si registra una battuta d’arresto causata dalla riduzione del reddito degli agricoltori, i quali sono conseguenza dei prezzi dei prodotti agricoli non sempre floridi.


Complice anche una normativa sempre più stringente, il rischio per l’UE - e quindi per l’Italia - è di vedere una migrazione della funzione R&D delle principali società del settore verso i mercati americani e asiatici. D’altro canto, gli USA non sono secondi a nessuno in termini di investimenti per il miglioramento genetico vegetale, mentre si sta pian piano affermano la leadership delle industrie chimiche asiatiche nel comparto Ricerca e Sviluppo degli agrofarmaci. Così, in sintesi, lo scenario di riferimento del mercato, scenario che vede l’affermarsi di nuove tendenze. Per il futuro, infatti, potrebbero affermarsi i prodotti biologici, a discapito delle molecole chimiche di sintesi.


Il futuro è biologico?

Come già anticipato, l’andamento del mercato è fortemente influenzato dalla normativa e infatti, la recente cronaca, addita il Decreto 33 del 22 gennaio 2018 del Ministero della Salute, quale principale causa della contrazione del mercato, soprattutto in futuro. Sì, perché il decreto cancella dal mercato, a partire dal maggio 2020, la stragrande maggioranza degli agrofarmaci chimici di sintesi e anche molti prodotti per l’agricoltura autorizzati in agricoltura biologica, per uso non professionale: in pratica, dal 2 maggio prossimo, il 95% degli agrofarmaci, attualmente in libera vendita, sarà fuori legge. Questo ha determinato una contrazione del mercato degli agrofarmaci chimici, mentre un trend positivo è stato registrato dagli agrofarmaci biologici i quali oggi valgono circa il 20% del mercato. Quanto a questi ultimi, si tratta di prodotti che contengono sostanze attive di sintesi, ma di origine naturale, intese come microrganismi, loro sottoprodotti, estratti di piante e biochimici. La loro natura gli permette di poter essere utilizzati in strategie di difesa integrate e, se autorizzati anche in agricoltura biologica. Ma si tratta di prodotti che per la loro stessa natura necessitano di un cambio di approccio da parte dell’agricoltore: occorre adottare un approccio molto tecnico, procedere con un corretto e continuo monitoraggio della coltura e considerare l’abbassamento della soglia di intervento perché, con i biologici, occorre agire in prevenzione. Dunque, per fare in modo che queste molecole siano adeguatamente impiegate, occorre parecchia formazione. Lo scenario futuro del mercato degli agrofarmaci potrebbe presto essere ridisegnato ma, si spera, mai più demonizzato.



Pubblicato su martedì 11 febbraio 2020
Categoria: agronomia
Tags : agrofarmaci
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