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Emergenza CoronaVirus: L’agricoltura non si ferma, ma...


Uno degli effetti piu' preoccupanti dell'epidemia e' il rallentamento della catena del fresco che porta a perdite e danni per tutte le merci deperibili


Gli agricoltori non si fermano: non soltanto continuano ad andare nei campi e nelle stalle per dare continuità al solito decorso produttivo rendendo così fattibili gli approvvigionamenti alimentari ma, con grandi gesti di solidarietà, si mettono anche al servizio della società.


Dino Scanavino, Presidente CIA Agricoltori Italiani

Come? Per esempio mettendo a disposizione 200 letti negli agriturismi per ospitare coloro che, contagiati dal coronavirus, sono guariti, ma necessitano di un periodo di degenza fuori dagli ospedali, ma non a casa. Per esempio supportando la pubblica amministrazione nella sanificazione della città: “Governo, regioni e comuni possono contare in qualsiasi momento sugli agricoltori di Cia, pronti a partecipare in tutta Italia, con i propri mezzi, alle operazioni di sanificazione delle strade e delle città- ha dichiarato il presidente di Cia-Agricoltori Italiani, Dino Scanavino-. La generosità degli uomini e delle donne della terra sta emergendo in maniera ancora più significativa in questo momento difficile, che vede gli agricoltori impegnati in tanti piccoli e grandi gesti di questa strana quotidianità, per esempio le consegne a domicilio dei prodotti freschi di stagione”. Anche Uncai, Unacma e Cai, in tema di sanificazione, hanno fatto sapere che la protezione civile può contare su atomizzatori, trattori e irroratrici dei contoterzisti, tra l’altro esperti nel dosaggio e nella polverizzazione dei prodotti necessari per la pulizia delle strade. Ma quando tutto sarà finito, con quali ricadute post emergenza coronavirus dovrà fare i conti il settore primario?


L’export è a rischio

I temi più rilevanti forse riguardano la chiusura dei confini e la conseguente diminuzione delle esportazioni alimentari: con il blocco delle frontiere e i controlli dei tir, unitamente alle restrizioni in atto anche negli altri paesi (chiusure ristoranti, bar, ecc.), è chiaro che i prodotti made in Italy perderanno molto in termini di export. Anche per via della psicosi, che non si arresta: per esempio nei giorni scorsi alcuni supermercati della Polonia avevano annunciato l’interruzione (poi ritrattata) di tutti gli ordini di frutta e verdura provenienti dall’Italia, tanto che erano dovuti intervenire Giuseppe L’Abbate, sottosegretario alle Politiche agricole, e Luigi Di Maio, ministro degli Esteri, a ricordare le regole del mercato unico.


La preoccupazione – ha spiegato Coldiretti – riguarda anche eventuali ritardi e rallentamenti nei trasporti che rischiano di danneggiare soprattutto le merci deperibili con la frutta e la verdura. Il pronunciamento dell’Unione Europea è importante per sostenere l’export alimentare Made in Italy dopo la campagna di disinformazione, gli attacchi strumentali e la concorrenza sleale che ha portato alcuni Paesi a richiedere insensate certificazioni sanitarie “virus free” su merci alimentari provenienti dall’Italia che ha portato addirittura il Ministero degli Esteri ad aprire un indirizzo di posta elettronica ([email protected]) dove segnalare restrizioni e discriminazioni verso i prodotti italiani”.


Emergenza prodotti in campo


Occorrerà fare a meno della forza lavoro stagionale proveniente dall'est Europa

Un altro tema riguarda la manodopera: sono circa 370mila i lavoratori stagionali (regolari) che arrivano ogni anno dall’estero (soprattutto dall’Europa dell’est) per la lavorazione delle primizie, per esempio gli asparagi o le fragole che, complice il clima favorevole, quest’anno sono anche in anticipo. Verosimilmente occorrerà fare a meno di questa forza lavoro, ma come fare? Secondo Coldiretti, occorre subito una radicale semplificazione del voucher “agricolo” che possa consentire lo svolgimento dei lavori nelle campagne dove mancano i braccianti stranieri da parte di studenti e pensionati italiani. Ma non sembra così semplice. “Al settore agricolo è chiesto di sostenere la situazione di emergenza, tuttavia molti nodi problematici verranno al pettine, come sicuramente quello del reperimento della manodopera - ha commentato ancora Dino Scanavino -. Molte aziende si accingono alla raccolta di importanti prodotti di stagione che rischiano di rimanere nei campi e nelle serre. Se lo stato di emergenza dovesse prolungarsi, rischiamo il paradosso della indisponibilità sugli scaffali di prodotti lasciati nei campi. Subito strumenti e meccanismi veloci per aiutare le aziende agricole ad assumere lavoratori".


Lo scenario futuro

A rimetterci, naturalmente, sono anche tutte quelle attività multifunzionali che, come è ben noto, in molti casi hanno salvato le sorti di molte imprese agricole, rappresentando una diversificazione del reddito molto spesso non banale. Ma se gli agriturismi resteranno chiusi, se i mercati contadini non si potranno più fare, se le attività formative all’interno della azienda agricola rimarranno sospese ancora per molto, è chiaro che il settore primario perderà un’altra importante quota di fatturato, oltre a quella di cui sopra. A quanto ammonta questa quota? impossibile stimarlo ora, molto dipenderà dalla durata dell’emergenza e, anche, dalla ripresa, che potrebbe essere lenta oppure molto rapida. In funzione, anche, dell’emotività del consumatore. E’ ancora presto per fare i conti, quindi, ma è sicuramente il momento di evidenziare quanto sia strategico il settore primario.





Pubblicato su mercoledì 29 aprile 2020
Categoria: attualita
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