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Pac, la domanda slitta al 15 giugno



Sono momenti difficili per tutta l’Italia: il coronavirus si è abbattuto con una violenza che in pochi, in pochissimi, avrebbero mai immaginato. Quella che è diventata una vera e propria pandemia, infatti, per tanto tempo è rimata una questione relegata alla sola Cina, con qualche caso sparuto in Italia. Poi, la crisi.


Il lavoro in campagna e nelle stalle non si ferma.

E pertanto, mentre si cerca di contenere i contagi con decisioni politiche estreme, mentre i medici e gli infermieri eroicamente combattono quotidianamente, ci sono altre figure professionali che vale la pena di annoverare tra gli eroi: sono gli autotrasportatori - il loro infaticabile lavoro permette gli approvvigionamenti di supermercati, farmacie, nonché le consegne a casa - e sono una buona fetta degli operatori della filiera agroalimentare. Il lavoro in campagna e nelle stalle, infatti, come è noto non si ferma. E non può nemmeno essere fatto da casa, nella modalità smart working di cui si è tanto parlato. Inoltre, i produttori devono fare i conti con i paesi dell’unione europea che, nonostante ci siano precisi accordi nel mercato unico, hanno deciso di voltare le spalle all’Italia, dichiarando i prodotti agricoli italiani “sospetti”. Tanto che è dovuta intervenire l’Efsa (l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) per chiarire che il coronavirus non si trasmette con il cibo: “Le esperienze fatte con precedenti focolai epidemici riconducibili ai coronavirus, come il coronavirus della sindrome respiratoria acuta grave (Sars-CoV) e il coronavirus della sindrome respiratoria mediorientale (Mers-CoV) - ha chiarito Marta Hugas, direttore scientifico dell’Efsa - evidenziano che non si è verificata trasmissione tramite il consumo di cibi”.


Inoltre, gli agricoltori devono fare i conti con i problemi della catena produttiva, basti pensare ai caseifici, che stentano ritirare il latte, perché non saprebbero che cosa farne. Per tutti questi motivi, il ministro Teresa Bellanova ha chiesto - e come vedremo meglio, ottenuto - una proroga della commissione europea per la presentazione delle domande relative ai contributi previsti dalla Politica agricola comune (Pac). Che dal previsto 15 maggio, va al 15 giugno. Dunque c’è ancora un po’ di tempo per procedere.


Non c’è tempo per la burocrazia


La Commissione ha assicurato la più ampia disponibilità a esaminare le altre richieste presentate dall’Italia

In questo scenario di emergenza, non si poteva certo pretendere che gli agricoltori si fermassero per la burocrazia: con una richiesta presentata dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali alla fine dello scorso febbraio, si era chiesto alla Commissione europea di dare un po’ più tempo gli agricoltori italiani.


A metà marzo è arrivata la buona notizia: via libera dalla Commissione europea alla proroga di un mese, dal 15 maggio al 15 giugno 2020, della scadenza per la presentazione delle domande relative ai contributi previsti dalla Politica agricola comune (Pac) per questa campagna. Una notizia molto attesa dal mondo agricolo, le cui attività sono state notevolmente stravolte dall’emergenza Covid-19.


Oltre alla proroga delle domande Pac, la Commissione ha assicurato la più ampia disponibilità a esaminare le altre richieste presentate dall’Italia, le quali riguardano i tempi di liquidazione degli aiuti Pac relativi alla campagna 2019; la rimodulazione dei programmi di promozione; la proroga delle scadenze relative alle Ocm organizzazioni comuni di mercato del vino e dell’ortofrutta; la rendicontazione dei Programmi di sviluppo rurale (Psr).


Naturalmente la notizia è stata accolta positivamente da tutti, compresa Teresa Bellanova, che ha commentato: “Una buona notizia che viene incontro alle sollecitazioni ed esigenze delle aziende. Allo stesso tempo ritengo positiva l’apertura sulle altre richieste inoltrate. Sostenere la filiera alimentare in questo momento è di fondamentale importanza. Per l’Italia e per l’Europa”.




Pubblicato su mercoledì 29 aprile 2020
Categoria: attualita
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