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Prezzi all’origine: serve un monitoraggio costante!



I prezzi sono una componente fondamentale dei ricavi d’impresa, che il singolo imprenditore agricolo non può né controllare né indirizzare. In linea teorica i prezzi si formano sul mercato, sulla base della domanda e dell’offerta, ma in realtà risentono di molti meccanismi distorsivi, il più importante dei quali è l’effetto degli stock. La presenza sul mercato di una grande abbondanza di rimanenze di un determinato prodotto, incide negativamente sulle sue quotazioni a causa dell’ampliamento dell’offerta.

Un imprenditore può evitare sovrapproduzioni nella propria azienda, ma non può influire sul livello globale delle rimanenze. L’impossibilità di influenzare il mercato, rende fondamentale il monitoraggio periodico dei prezzi, per favorire la redditività dell’impresa e per prendere decisioni produttive oculate. Osserveremo, con rifermento al febbraio 2020, i prezzi all’origine delle principali produzioni agricole nazionali, confrontandoli con quelli del mese precedente.


Cereali: in rialzo il grano duro, in ribasso alcune varietà di riso

Le quotazioni all’origine del grano duro sono cresciute rispetto ad un mese fa, sia nella principale Borsa Merci di questo cereale, quella di Foggia, che in quella di Milano, la più rilevante d’Italia per volumi generali di contrattazione. A Foggia una tonnellata di grano duro Fino vale (franco magazzino arrivo) 292,50 € (+1,7% rispetto al mese precedente), mentre lo stesso quantitativo di varietà Mercantileha una quotazione di 272,50 € (+1,9%). Sulla piazza di Milano i prezzi sono inferiori, 277 €/t per il Fino e 262,50 €/t per il Mercantile, ma comunque in crescita, rispettivamente dell’1 e dell’1,2%.


Immutato rispetto da un mese fa, invece, il prezzo del frumento tenero Fino, che a Milano viene scambiato a 203,50 €/t e a Bologna, seconda piazza per contrattazioni relative, a 189,50 €/t. I anche il mais, il cui prezzo medio all’origine è rimasto fermo a 175,5 € per ogni t, ed il sorgo bianco, venduto a 173,50 €/t. I prezzi dell’orzo, fermi a 185,50 €/t a Milano e in calo dell’1,2% a Bologna, dove viene scambiato ad appena 163,50 €/t, hanno mostrato una tendenza altalenante. Poco positiva la performance del riso. Alcune varietà, come il Carnaroli(397,50 €/t), il Roma(357,50 €/t) o il Vialone Nano(580 €/t), hanno mantenuto le quotazioni del mese precedente, mentre altre hanno subito riduzioni di prezzo: -1,2% il Selenio(412,50 €/t), - 1% l’Arborio(334,50 €/t) e il S. Andrea(419,50 €/t).


Grassi vegetali e semi oleosi: cresce solo l’olio extravergine d’oliva


La soia è rimasta sostanzialmente stabile

La soia, quotata 369,50 €/t a Milano e 357,50 €/t a Bologna, è rimasta sostanzialmente stabile, come pure gli oli di semi. Quello di mais è valutato 1,30 €/kg, quello di arachide 1,78 €/kg) e quello di girasole 0,91 €/kg. In ripresa, sebbene sempre su valori molto inferiori agli anni precedenti (in cui era stato distorto verso l’alto da problemi climatici e parassitari), il prezzo dell’olio extravergine d’oliva, scambiato a 3,21 €/kg (+ 0,5%).


Ortofrutta: quotazioni in calo per gli ortaggi

I prezzi all’origine degli ortaggi sono in forte ribasso rispetto al mese scorso. Le performance peggiori le hanno fatte registrare le melanzane (quotate 45 centesimi al kg, il 44% in meno), le zucchine (0,77 €/kg, -25%) i cetrioli (0,55 €/kg, - 21%) e i carciofi (0,26 €/kg, - 14%). Meno eclatanti i cali, compresi fra il 4 ed il 6%, dei prezzi di cavolfiori (0,46 €/Kg), finocchi (0,34 €/Kg), lattuga (0,71 €/Kg), pomodori (1,12 €/Kg), sedani (0,52 €/Kg) e spinaci (0,90 €/Kg). Le quotazioni dei peperoni (0,80 €/Kg), invece, cresciute di quasi il 7%, mentre quelle delle patate comuni (0,47 €/Kg), dei broccoli (0,45 €/Kg), delle carote (0,20 €/Kg), del radicchio (0,42 €/Kg) e delle cipolle (0,39 €/Kg) non hanno subito variazioni di rilievo. Pressoché immutati anche i prezzi della frutta fresca, con la sola eccezione di quelli delle fragole e delle arance, cresciuti, rispettivamente, del 2 e 3%. In termini assoluti le mele vengono scambiate a 0,66 €/Kg, le pere a 1,48 €/Kg, i kiwi a 1,36 €/Kg, le fragole a 3,03 €/Kg, le arance a 0,37 €/Kg, i mandarini a 0,49€/Kg e i limoni a 0,63 €/Kg.



Prezzo del latte giu', latticini su

Il prezzo del latte diminuisce, quello dei latticini no

Il prezzo del latte fresco spot, pari a 38,37 € per ogni 100 kg, mostra una flessione del 2,5% rispetto ad un mese fa e anche la crema di latte, scambiata a 1,62 €/kg, ha perso il 2%. Tra i latticini, invece, sono rimasti stabili il burro (2,09 €/kg) e gran parte dei formaggi, ma il Parmigiano Reggiano, valutato 10,06 € al chilogrammo, ha perso quasi il 2%. Non è cambiato, invece, il prezzo del Grana Padano, fermo a 7,95 €/kg.


In ribasso il vino comune e il prosecco

Per quanto riguarda i vini si registrano quotazioni la discesa sia per i banchi comuni, valutati 4,39 € per ettogrado (-5%), che per i rossi comuni, il cui prezzo, pari a 4,50 €/ettogrado, è sceso del 2%. Ricordiamo che per ettogrado s’intende il prezzo di 100 litri di vino ad un determinato grado alcolico.


Complessivamente stabili, rispetto al mese precedente, le valutazioni all’origine dei vini Doc e Docg, con la sola eccezione del prosecco, quotato, a seconda della varietà, tra i 160 e i 205 € per ettogrado, quasi 20% in meno rispetto al mese scorso.


Allevamento: stabili i bovini, in declino gli ovini

Le quotazioni dei capi bovini per peso vivo, con la sola eccezione dei vitelli (- 5%), non hanno subito variazioni di rilievo. In particolare le vacche sono valutate 1,13 € al kg, i vitelli 3,73 €/kg, i vitelloni 2,46 €/kg, le manze 2,69 €/kg e i tori da macello 0,95 €/kg.


Tra i suini invece, aumentano i prezzi delle scrofe da allevamento, quotate 2,80 €/kg (+8%), mentre diminuiscono quelli dei capi da macello, pari a 1,52 € al kg (-6%).


Nel comparto avicolo, alla crescita del 2,5% delle quotazioni dei polli (0,87 €/kg) si contrappone il calo del 3,5% di quelle dei tacchini (valutati 1,50 € al kg), mentre continua il declino degli ovini, che registrano quotazioni in netto ribasso: 3,47 €/kg gli agnelli (-13%) e 1,02 €/kg le pecore (-3%).


Come si vede dai dati esposti i prezzi all’origine agricoli cambiano di mese in mese e, considerata l’influenza che hanno sui ricavi, vanno monitorati attentamente, per evitare problemi di redditività.





Pubblicato su mercoledì 29 aprile 2020
Categoria: attualita
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