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Lavoro nei campi sotto la lente


La carenza della manodopera stagionale di quest’anno è solo un problema in più per il lavoro nei campi.


“Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior”. Chissà se sarà davvero così e chissà se la pandemia contribuirà a risolvere uno dei nodi di sempre dell’agricoltura italiana: quello del lavoro nei campi.

E’ infatti cosa nota che, con la limitazione degli spostamenti, nei campi italiani si è registrata fin da marzo una preoccupante carenza di manodopera. La quale, ogni anno, arriva da altri paesi - dall’est europa in particolare - ed è vittima di pregiudizi e non solo. Con l’emergenza, le cose sono subito cambiate, tanto che sulla questione è intervenuta più volte Teresa Bellanova, ministro delle Politiche agricole, che ha dichiarato:“Gli immigrati non sono nemici, anzi: siamo noi ad aver bisogno di loro”. “Le persone non vogliono spostarsi: dobbiamo garantire loro che potranno lavorare in condizioni di assoluta sicurezza”. Quello della carenza della manodopera stagionale di quest’anno, però, è solo un problema in più per il lavoro nei campi, che si aggiunge a quello cronico e annoso del lavoro in nero: “Ci sono veri e propri ghetti pieni di lavoratori arrivati dal sud del mondo che lavorano nelle nostre campagne in nero - ha dichiarato Bellanova -. Bisogna mettere anche loro in condizioni di lavorare in modo regolare anche perché, se certi processi non li governa lo stato, ci pensa la mafia. Dobbiamo fare i conti con la realtà”.


Le proposte di Cia


Cia propone una sanatoria per regolarizzare gli immigrati e gli irregolari

Per risolvere la questione della manodopera, Cia ha messo a punto una proposta che prevede una sanatoria per regolarizzare gli immigrati e gli irregolari, una piattaforma per gestire i lavoratori stagionali nel settore agricolo, strumenti flessibili per assumere in campagna pensionati, giovani, cassaintegrati e cittadini. Quanto alla regolarizzazione, un provvedimento avrebbe importanti ricadute sociali ed economiche perché, oltre a inserire circa 150mila persone in un contesto di legalità, porterebbe nelle casse dello stato nuove entrate (stimate dalla confederazione in circa 1,2 miliardi di euro) tra Irpef e contributi previdenziali. Secondo la proposta della confederazione, al momento della stipula del contratto di lavoro, si dovrebbe infatti prevedere il pagamento di un contributo forfettario da parte del datore di lavoro e il rilascio del permesso di soggiorno per il lavoratore. Quanto alla piattaforma, invece, si tratta di uno strumento volto a incrociare domanda e offerta di lavoro in maniera trasparente. Un’iniziativa in questo senso è stata messa a punto da Coldiretti.


Job in Country, l’iniziativa di Coldiretti


La piattaforma di intermediazione della manodopera pensata da Coldiretti

Job in Country è la piattaforma (autonoma) di intermediazione della manodopera pensata da Coldiretti, ma autorizzata dal Ministero del Lavoro. Trattasi di un luogo di incontro, prima virtuale on line e poi sul campo. Si pone infatti l’obiettivo di mettere in contatto nei singoli territori i bisogni delle aziende agricole in cerca di manodopera con quelli dei cittadini che aspirino a nuove opportunità di inserimento lavorativo, in un quadro di assoluta trasparenza e legalità. “Vanno infatti specificate – precisa la Coldiretti - mansioni, luogo e periodo di lavoro ma anche disponibilità e competenze specifiche in un settore dove è sempre più rilevante la richiesta di specifiche professionalità. L'attività è svolta direttamente nelle singole provincie attraverso le Società di servizi delle Federazioni provinciali ed interprovinciali della Coldiretti, secondo un modello di capillare distribuzione sul territorio”. Il portale JobinCountry si raggiunge dal sito di Coldiretti è permetta alle aziende di inserire offerte di lavoro, indicando le caratteristiche professionali richieste e le condizioni relative alle offerte (come mansioni e retribuzione); a chi è in cerca di occupazione, di inserire il proprio curriculum e la propria disponibilità alla nuova occupazione, e mantenere sempre aggiornati i propri dati professionali.


L’iniziativa è estesa a tutta Italia, ma ha avuto una fase sperimentale in Veneto, dove sembra che siano arrivate, in una sola settimana, 1500 offerte di lavoro di italiani con le più diverse esperienze, dagli studenti universitari ai pensionati, passando per cassaintegrati, neppure operai, blogger, responsabili marketing, addetti del settore turistico. Un’esperienza analoga è stata sperimentata anche in Francia, con la a campagna “Braccia per riempire il tuo piatto” alla quale hanno risposto 207.000 candidati.






Pubblicato su mercoledì 20 maggio 2020
Categoria: attualita
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